Rozzano (Milano), 5 novembre 2017 - "Tutta la città vi è vicino", ha detto don Lino dall’altare. E Rozzano c’era, tutta lì, più di mille persone, più di mille abbracci, di mani appoggiate sulle spalle di un padre distrutto, di carezze a una madre sorretta da altre madri che piangevano il dolore più grande. Roberto non riusciva a staccarsi dalla piccola bara bianca di sua figlia, uccisa dalla meningite giovedì sera. Vicino a lui la compagna Chiara e l’altra bambina, dieci anni. Intorno, un tappeto di persone ha riempito il sagrato. Stretti nei giubbotti, nascondevano le lacrime dietro ai fazzoletti. "Non si può morire a sei anni. Non si può morire così", dicevano sottovoce, per non farsi sentire dai genitori.

Dietro, i negozianti hanno abbassato le saracinesce. Rozzano spenta. Lutto cittadino, proclamato in fretta dal sindaco Barbara Agogliati, anche lei vicino alla famiglia ieri mattina con gli altri politici. Con i volontari della Protezione civile di Rozzano, con la polizia locale. C’erano tutti. "La mia principessa, la mia principessina", continuava a ripetere il papà davanti al carro funebre. La chiesa di Sant’Angelo si è riempita in pochi istanti, tanta gente è rimasta fuori. Ad ascoltare don Lino che ha voluto celebrare la funzione con tutti gli altri parroci della diocesi. Niente vestito a lutto per i sacerdoti: tutti con l’abito bianco. "E niente litanie dei santi, con le classiche intercessioni. Perché noi non preghiamo per Giulia, preghiamo Giulia. Lei che è più forte di tutti noi messi insieme ora deve dare la forza a noi che siamo qui", ha detto don Lino che ha ricordato la bambina morta a Selvino, nella Bergamasca, dove si trovava con la nonna in vacanza per il ponte.L

La meningite l’ha stroncata in poche ore. Uno dei volontari dell’Intervol, l’associazione dove lavorava il nonno della piccola, ha abbracciato papà Roberto, lui gli spiegava qualcosa coi gesti. Una mano sopra l’altra, mimava le manovre di rianimazione sul cuoricino della piccola. "Ci hanno provato, ci hanno provato - ripeteva - ma non ce l’ha fatta la mia bambina". Don Lino lo ha abbracciato a lungo, il papà, ricordando quando faceva il chirichetto nella parrocchia di Cesano Boscone. "Il silenzio è la parola più appropriata - ha detto il sacerdote -. Aveva un carattere bellissimo, Giulia, non può che essere in paradiso. Era il sole di casa, ora c’è il buio".

Poi gli applausi, lunghissimi. "Hai visto quanti fiorellini ti hanno portato?", sussurrava il papà alla bara minuscola. E la mamma dava una carezza a tutti i bambini, tenendo stretta l’altra figlia. Poi i palloncini bianchi lanciati al cielo dai compagni di scuola, rimasti fuori dalla chiesa. Pochi i bambini dentro, tenuti a casa, lontani da quello strazio. Si sono sentite solo le loro voci nel canto che hanno registrato, una canzoncina per bambini che parlava di disegni e colori. E poi, dalle voci dei piccoli, l’ultimo grido: "Ciao Giulia".