Il suo ultimo album “Dietro le apparenze” è il suo lavoro migliore. Giorgia si è affidata, con la regia del manager Fabrizio Giannini, al produttore Michele Canova Iorfida, "perché la musica è anche scambio con i musicisti, gli arrangiatori, il produttore, il manager"
Milano, 22 gennaio 2012 - «Devi cominciare così: sono vent’anni che ti dico di studiare il canto jazz, non puoi usare in modo inconsapevole uno strumento vocale strepitoso». Giorgia se la ride: «Avremo cent’anni e saremo ancora qui a fare lo stesso discorso. Devi avere pazienza, pian piano ci arrivo anch’io...».
L’ho sempre criticata, Giorgia Todrani, perché è troppo dotata e brava per cantare soltanto così, ma alla vigilia di questa doppia anteprima, ieri sera Roma e martedì il Forum a Milano, le devo un complimento sincero. Il suo ultimo album “Dietro le apparenze” è il suo lavoro migliore. Giorni agitati, il concerto e il bambino, «ansia, casini, prove, tutto come ricordavo che era. La carica emotiva con gli anni aumenta, dovrei essere più tranquilla, rilassata, ma non è così». Emozionata come da Fiorello (hai fatto due cose che non sono da te). «Da morire. Lui è un grande, rende tutto più facile ma nel duetto e soprattutto nelle sigle sentivo la responsabilità delle canzoni. E del confronto. Avevo paura di sbagliare». Ma dai, a quella consapevolezza vera non arriverai mai? «È un passaggio che in parte ho fatto, però mi manca un pezzo».
Penso a lei e a Etta James, che non era jazz ma stava fra le più grandi, anche quando interpretava gli standard. «Lo so, ma viviamo altri tempi. Siamo andati indietro rispetto agli anni in cui Etta cantava. Intanto mi sono affidata in questo disco agli altri. Dopo il bambino non ce la facevo a scrivere tutti i pezzi. Da un punto di vista mentale, fisico, psicologico. L’ho voluto e dovuto fare ed è stato fico misurarsi su come ti vedono e ti sentono gli altri».
Giorgia si è affidata, con la regia del manager Fabrizio Giannini, al produttore Michele Canova Iorfida, «perché la musica è anche scambio con i musicisti, gli arrangiatori, il produttore, il manager». Un team di autori americani per “È l’amore che conta”, Eros Ramazzotti per “Inevitabile” e “Dove sei”, Jovanotti in “Tu mi porti su”. Poi ci ha messo del suo, sola e con Emanuel Lo.
"Se non c'è scambio — continua — non c’è musica. Sono ritornata a lavorare in un’altra città, negli studi milanesi di Michele, è stato come rientrare nel giro. Sento la generosità, la vitalità, la bellezza di Roma, ma qui è difficile, spesso diventa una cosa che non esce. Io ho un’amica, cantante di jazz, bravissima, Susanna Stivali (ascoltate il suo cd “A Secret Place”, ne vale la pena, ndr). Ha un disco pronto da anni e non riesce a pubblicarlo. Quando la vedo e ci penso non mi fa stare bene. L’arte e la creatività sono l’opposto dell’omologazione, non dobbiamo rinunciare alla melodia, il belcanto, la lingua, la nostra cultura».
Il concerto. «Sarà un viaggio che inizia nel passato e attraversa tutte le fasi della mia carriera: nessuna di quel che la gente mi chiede resterà fuori. Le cose più antiche le rifaccio com’erano, miscelando gli hit con le nuove. La band ha elementi nuovi, c’è tanta musica, tanta libertà. Vi stupirò con un pezzo per voce e coro gospel, ci saranno i singoli, la canzone di Lorenzo. “Di sole e d’azzurro”, “Gocce di memoria”, “Come saprei”, “E poi”, Il girasole”. Farò due cover: “Born This Way” di Lady Gaga e “I Gotta Feeling” dei Black Eyed Peas». Possibili ospitate, non confermate (Eros Ramazzotti a Milano).
Dopo le anteprime il tour riparte il 3 marzo da Padova, seguono il 5 Mantova, l’8 Bologna, il 10 Torino, l’11 Genova, il 13 Firenze, il 14 Udine, il 17 Ancona, il 20 Pavia, e fra le altre date il 29 Livorno, il 30 Rimini, il 26 aprile Varese. Giorgia tornerà il 25 e il 26 a Roma alla Cavea dell’Auditorium.
di Marco Mangiarotti