ALIENA IN COPERTINA

Mina, un capolavoro Piccolino
Un cd di grandi autori e sorprese

Esce oggi il terzo album di idediti in tre anni: la Regina della canzone tra il jazz e il nipotino Axel. Cantano Faletti, Sangiorgi e l'ottico di Aviano

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Milano, 22 novembre 2011 - Piccolino, non il gioco veneziano (finto) di Ginger Rogers e Fred Astaire, dove fa rima con Casino, bambino, vino e scaloppino, ma l’ultima aliena trasformazione di Mina. Terzo album di inediti in un lungo respiro, versione Standard (dieci canzoni) e Deluxe (tredici), con tre bonus track in cui si suona più jazzy e rilassati. E ci si diverte. “Piccolino” è la mediazione fra l’Età di Mezzo di Mina e l’inverno che stava arrivando, un trono di regina di spade, le atmosfere riconosciute e molto altro: due Sangiorgi, per esempio, un Faletti e una Monte-Autunes. Più Axel, nipotino talentuoso di cuori. Metteteci anche “Questa canzone”, singolo che riparte da Luigi Tenco e acustiche chitarre, gli archi di Ferrio che citano anche Bindi. Di Paolo Limiti e Mario Nobile, complimenti. Finale con “Dr. Roberto”, dove c’è aria di carie (canta l’autore, ottico di Aviano nel Friuli: Stefano Gision). Una gradevole sciocchezza.

 

Tremila sono le canzoni che arrivano ogni anno a Lugano, dove vengono smistate in pacchi, portate a domicilio. Lì Mina ascolta, canticchia, decide (perde i biglietti con il nome degli autori). In questo giro di carte, l’asso di cuori è “L’uomo d’autunno”, di Fulchieri e Fabrizio (con lei sembra di essere a Sanremo), magistralmente arrangiato per orchestra da Gianni Ferrio, il nostro Johnny Mandel (quello di “The Shadow of Your Smile”). Un tema da album Capitol, in vinile, quando dirigeva Nelson Riddle, ma forse Gianni è più bravo. O la prima Barbra Streisand a Broadway. Un lampo di meravigliosa eleganza, nel buio. Ben comincia il lavoro con Giorgio Faletti e la canzone per un’amica che non c’è più. «Sono seduta accanto a te, anche se non mi vedi. Con il mio sguardo che non c’è osservo il gioco dei pedali sotto ai piedi. E sono fatta d’aria...». La meraviglia triste e stupefatta di un’assenza...

 

Marisa Monte scrive con Arnaldo Autunes, due dei Tribalistas, “Ainda bem” e gliela manda con una mail da vera fan (Marisa ha vissuto e studiato lirica per due anni a Roma...). Aperture tropicaliste e canzone d’autore europea. Bella l’improvvisazione del pianoforte. «Una lettera stupenda - rivela Max Pani, che ci mette ancora una volta faccia e mani -. Questo dimostra la sua credibilità nel mondo. Il grande pianista Kenny Barron ha detto che lei è la più grande interprete vivente di jazz, pur venendo dal pop». (Bravo Kenny ma mi piace più il fratello Bill, sax tenore).

 

Benedice Giuliano Sangiorgi un contemporaneo melò, dal testo a una ballata cotta a fuoco lento in “E così sia” (quasi una preghiera) e “Brucio di te”. “Canzone maledetta” e “Fuori città” stanno nel suo (cattivo?) gusto. Minosi e basta. Il nipotino Axel firma “Fly Away” con Gysi e Mina gira l’inglese nel torrone. Meglio “Only This Song”, la preferita di papà. «Mi piace il suo stile minimalista, forse perché non mi appartiene. Lui vive fuori, a gennaio lavorerà in Francia, scrive e manda. Come tutti gli altri, poi lei decide». Album che regala chicche e schegge, il noto e l’ignoto, nel mood di Mina e del suo pubblico fedele. Un’interprete duttile e dura come l’oro. Lavoro sempre e comunque in leggero movimento, a cui manca forse una cifra stilistica coerente, anche se suona bene. Bravo il pianista Ugo Bongianni, sul versante ripido del jazz. Immenso Ferrio. Max Pani è il regista, lei la Regina.

di Marco Mangiarotti