Milano, 21 aprile 2017 - I Modena City Ramblers sono probabilmente la band da Primo Maggio per eccellenza della musica italiana. Un mix contagioso vocazione antagonista, attitudine punk ed euforia capace di trasformare ogni spettacolo in un happening come quello che attende questa sera il pubblico del Live Club di Trezzo sull’Adda, prima tappa regionale di quel #ManiComeRamiTour che vede il gruppo emiliano impegnato il 26 aprile pure a Como. Un giro di concerti propiziato dall’arrivo sul mercato di “Mani come rami, ai piedi radici”, il nuovo album che tra suoni balcanici, cieli d’Irlanda e nebbie emiliane conferma gli MCR riferimento imprescindibile di quel “combat folk” in bilico tra Pogues e Clash che ha irretito un’intera generazione.

Uscito lo scorso marzo, “Mani come rami, ai piedi radici”, oltre a quella di Davide “Dudu” Morandi e compagni, porta la firma dei Calexico, la band di Tuscon, Arizona, co-protagonista di “My Ghost Town”. «Inizialmente avremmo dovuto incidere il disco con la Fanfara Tirana, ma la band ha molti impegni e i tempi hanno iniziato a dilatarsi, così ci è sembrato preferibile proseguire da soli, traducendo le canzoni dall’inglese all’italiano o addirittura in dialetto emiliano», ammettono. «Il “melting pot” di sonorità tzigane, folk e rock, però, è rimasto». Ventiquattro anni dopo l’album di debutto, intitolato proprio “Combat folk” e dodici dopo l’abbandono di Stefano “Cisco” Bellotti, il sogno MCR è ancora intatto. «La passione musicale è quella degli inizi, anche se i tempi sono cambiati», assicurano. «Al tempo venivamo dagli anni Ottanta, dalla Milano da bere. Pure la musica, a parte qualche sorprendente eccezione, sapeva un po’ di plastica. Le nostre ballate nascevano come reazione. Ora il Paese è cambiato, ma certe dinamiche no. Per questo siamo ancora qui a incidere dischi».