Milano, 6 ottobre 2017 - Un ritorno a casa. O qualcosa del genere. Considerando che tutto è iniziato da queste parti, una trentina d’anni fa: provino con Gino e Michele e poi via sul palco, giusto il tempo di trovarsi il nome d’arte. E così David Ottolenghi diviene Gioele Dix. Il resto è storia. Stasera e domani alle 21 lo si ritrova allo Zelig di viale Monza 140, che con lui inaugura la nuova stagione “Gli Invincibili” (20/15 euro). Difficile trovare posto. Ma visto l’entusiasmo si è aggiunta la data di giovedì 12.

Gioele, avrà mica deciso di ributtarsi sul cabaret?

«No, è un’eccezione. Ma Zelig è come un ritorno a casa, il pretesto per riproporre alcune cose che non facevo ormai da anni».

Ad esempio?

«Il viaggiatore in treno, il professore argentino, ovviamente l’automobilista incazzato. Credo che chiederò al pubblico quali pezzi preferisca: l’antifurto, le rotonde, i meccanici… Ho scritto su tutto lo scibile automobilistico» .

Dica la verità: un po’ lo odia?

«No, assolutamente. Rappresenta quel colpo di genio/fortuna che ti capita una volta nella vita. Poi certo, negli Anni Novanta l’ho accantonato a lungo per non finire a fare solo quello e dal 2002 per alcune stagioni mi sono concentrato sul teatro. L’automobilista rimane il mio passaporto. Se mai verrò ricordato per qualcosa sarà per quello».

Che periodo è per il cabaret?

«Un periodo di stasi. L’ultima generazione è stata massacrata da un abuso di tv, così come è successo coi cantanti. Vengono pompati e poi abbandonati, senza il tempo di crescere. In pochissimi si salvano, di solito chi scrive e si fa aiutare da qualche autore. Ma autori veri, come quelli che una volta lavoravano per la Dandini, la Gialappa’s, Zelig stesso».

Lei ha sempre fatto convivere il teatro con la comicità.

«Pensi solo che oggi e domani sono a Zelig ma domenica vado a leggere il Barone Rampante di Calvino a Varese… Nasco a teatro, è quella la mia formazione. Ma ho sempre avuto una vocazione comica».

Prossimi progetti?

«A febbraio uscirà “Sono tornato” di Luca Miniero e poi riprenderemo per l’ultimo anno il “Malato immaginario” di Andrée Ruth Shammah, che mi dirigerà a marzo anche nella nuova produzione del Franco Parenti «Cita a ciegas».