Milano, 24 settembre 2017 - Andare per mare. Avventure e sfide. Passioni, lavoro, scelta di vita. E una straordinaria forma di racconto, che ha origini antiche e inesauribili attitudini a rinnovarsi. “In volo sopra il mare”, scrive Ivo Andrić, Bottega Errante Edizioni, racconti e frammenti del premio Nobel per la letteratura nel 1961 (amatissimo soprattutto per “Il ponte sulla Drina”). Mare come “metafora di libertà”, spazio aperto mobile verso l’orizzonte, luogo d’incontri, scambi, conflitti: “Ogni volta che mi sovviene il mare, mi attraversa un brivido leggero - un’onda e un’ala - dai talloni fino alle dita, e la terra vacilla per un attimo sotto i miei piedi”. Andrinon è marinaio. Ma viaggiatore, comunque (anche per la sua professione di diplomatico): ha conosciuto l‘Austria e la Spagna, l’Unione Sovietica e la Cina. Ha attraversato tempi e luoghi dell’inquieto Novecento. E raccontato storie. I suoi frammenti parlano “del vero significato delle strade e dei viaggi”. E alle immagini dell’acqua comunque ritornano. Al mare.

Il Mediterraneo lo si può vivere anche da altre sponde, come testimonia bene Mario Genco in “Gente di mare - 2”, Torri del Vento: generazioni di marinai e mercanti che sfidano le acque agitate tirreniche e da lì tracciano rotte veloci sull’Atlantico. Un’epopea, dalle vele ai nuovi motori. L’origine sta nelle note scarne di cinque registri marittimi conservati all’Archivio di Stato di Palermo. Da lì prendono le mosse le storie dei Pirandello, famiglia ligure che nel Settecento mette radici a Palermo e poi s’espande, seguendo il filo di ricchi affari (con i Florio, i britannici Ingham e gli americani Gardner, per non dire delle scorribande corsare agli ordini dei Borbone e degli inglesi contro i navigli francesi) a Messina e Agrigento (dove sarebbe nato il Luigi premio Nobel per la Letteratura per contrappasso niente affascinato dal mare). “Il mare dove non si tocca”, scrive Fabio Genovesi, Mondadori. Romanzo di formazione, per Fabio, bambino di sei anni, in Versilia, una bizzarra famiglia Mancini accogliente e scontrosa di donne cattolicissime e uomini comunisti, il padre abile artigiano che “ogni pomeriggio mi portava al mare, mi piazzava su un pedalò e scappavamo via nella solitudine dell’acqua”. Imparare a nuotare, vincendo la paura dei gorghi là dove l’acqua è più scura e profonda, vuol dire capire fatiche, dolori, ironia e allegrie di vita controversa. Il sogno del bambino è diventare “il capitano d’una nave”. E la lezione finale è che “la nostra storia è la magia che trasforma questo passo corto e scemo in una roba gigantesca... Verso dove non è mica chiaro, ma intanto si va, e questa magia dietro non la vedi ma ti spinge, uguale identica a quella che hai sotto i piedi quando stai in mezzo al mare, e pensi d’andare a fondo e invece no, perché qualcosa di invisibile ti tiene a galla, senza fiato e però vivo, con gli occhi spalancati all’orizzonte”.