Milano, 25 giugno 2017 - Diradare le ombre. Difficile per quanto sia. E cercare di fare emergere barlumi di verità. Cosa è successo. Chi. Perché. Sta qui, il senso più profondo del mestiere dell’investigatore. Servono intelligenza. Capacità d’ascolto. E cuore. Lo sa bene Sergio Striggio, commissario di polizia, il protagonista del bel romanzo diMarcello Fois, “Del dirsi addio”, Einaudi. Tutto comincia con la scomparsa di un bambino, in una Bolzano gelida e ventosa. In scena, una folla di personaggi ambigui: i genitori del piccolo Michele, un prete che ascolta ossessivamente “La valse triste” di Sibelius, una maestra instabile. S’intuiscono abissi di abusi familiari. E nell’indagine i poliziotti rivelano di sé, ognuno a suo modo, misteri e fragilità. A cominciare da Striggio, con l’amore per Leo, mai rivelato in pubblico.

Arranca, il commissario. Ma ce la fa. Risolvendo il caso. E rimettendo ordine nel doloroso rapporto con il padre, poliziotto anche lui, carattere difficile, venuto a morire proprio a casa del figlio. L’adultità forse è proprio questo: fare i conti con l’essere orfani. E responsabili di sé. “Perché come si dice addio è la cosa più importante del dirsi addio”. Uno sguardo, un sorriso. La serenità della morte, la bellezza della vita. “La bellezza non ti salverà”, scrive Francesca Battistella, per Scrittura & Scritture, riportando in scena alcuni personaggi dei suoi romanzi precedenti, in una miscela originale di “noir” e “sophisticated comedy”. Lo scenario, tra Novara e il lago d’Orta. Dove s’indaga sulla sparizione di due ragazze e un ragazzo. Sullo sfondo, la lussuosa beauty farm d’un aristocratico milanese (dietro di lui, la mano della camorra). In azione, una brillante “profiler” della polizia, Costanza Ravizza. Un gentiluomo napoletano, Alfredo Filangeri. E un giardiniere silenzioso e obbediente. Ma… Tra inquietanti siti internet e luminosi paesaggi, si va di mistero in mistero. La provincia ha un’anima torbida. L’intelligenza fatica a illuminarne le ombre.

Politica, interessi criminali, conflitti tra servizi di polizia, giornalismo bugiardo e amori obliqui animano le pagine di “Le mani su Parigi” di Dominique Manotti, Sellerio. Parigi, 1985. All’Eliseo siede François Mitterrand, presidente rispettato e stimato. Ma alla sua corte s’affollano personaggi animati da prevalenti passioni per potere e denaro. A cominciare da Bornand, “intelligente, depravato, uomo di rispetto e di relazioni”, ufficialmente consigliere del Presidente ma soprattutto punto di riferimento d’un clan di finanzieri che alimentano le vendite illegali di armi durante il conflitto tra Iran e Iraq. È a capo della “Cellula dell’Eliseo”, metà servizio segreto metà esercito privato a disposizione del Presidente. E contro di lui si muovono altri servizi di polizia. L’omicidio d’una prostituta troppo curiosa scompiglia le carte. Poi, “la legge prevale sempre, tranne che per qualche piccolo particolare”.