Milano, 17 settembre 2017 - Il senso della democrazia dall’esperienza ateniese (le radici) all’attualità. Perché le istituzioni che tengono insieme libertà e solidarietà non sono mai date una volta e per sempre, ma vanno tutelate, fatte vivere, difese. Pena il declino. Lo racconta bene Timothy Snyder in “Venti lezioni per salvare la democrazia dalle malattie della politica”, Rizzoli. Snyder, uno dei maggiori storici americani (insegna alla Yale University) ragiona sui rischi di crisi politica e istituzionale, in tempi in cui si ripropone lo spettro dell’”uomo forte”, dell’”uomo solo al comando”, delle soluzioni semplicistiche e autoritarie a problemi complessi, della propaganda al posto della riflessione critica, dell’applauso al posto della responsabilità. Pensando alle fake news e alle battaglie liberali del buon giornalismo Usa, Snyder dichiara: “La post verità è pre-fascismo”.

E al prevalere dello spettacolo e della partecipazione sul web rispetto al protagonismo democratico ribatte: “Fate politica con il vostro corpo. Non rammollitevi in poltrona davanti allo schermo”. Ci sono altre indicazioni di grande interesse: “Difendete tutte le istituzioni. Non si proteggono da sé. Se non ci pensiamo fin dall’inizio, cadono come tessere di un domino”. E ancora: “Siate rispettosi della lingua. Evitate le frasi che usano tutti. Leggete e rileggete ‘Il potere dei senza potere’ di Havel, ‘1984’ di Orwell, ‘Le origini del totalitarismo’ di Hannah Arendt”. La riflessione sulla storia aiuta a capire meglio. Come suggerisce lo storico Vincent Azoulay in “Pericle - La democrazia ateniese alla prova di un grand’uomo”, Einaudi: la tesi di fondo è che Pericle non era né un demagogo onnipotente (come lo descrivevano Aristofane e gli altri scrittori satirici) né solo uno statista illuminato amico di filosofi e artisti. Un abile politico, semmai, capace di visione e d’ascolto degli umori di fondo della popolazione ateniese. Padre di democrazia, insomma, con i compromessi che tutto ciò comporta.

Di Pericle hanno parlato in tanti, da Platone (molto critico) a Plutarco, da Montaigne a Voltaire, da Rousseau a Hobbes. E il teorico liberale Benjamin Costant lo ha preso a riferimento in “La libertà degli Antichi paragonata a quella dei Moderni”. I poteri nel “demos”, in faticoso equilibrio, segnano comunque il futuro della città: “Una volta scomparso Pericle, non era più possibile negare l’evidenza: con buona pace di Tucidide, Atene, di nome come di fatto, era oramai una democrazia”. “Democrazia senza memoria”, scrive Luciano Violante, Einaudi, insistendo sull’idea che “la democrazia non si trova in natura, ma è un prodotto artificiale, frutto della ragione e del desiderio di libertà”. In un vero e proprio “cambiamento d’epoca” qual è quello attuale, con radicali mutazioni economiche, sociali, ambientali, riflettere sui fondamenti delle istituzioni democratiche del Novecento aiuta a evitare gravi crisi.