Milano, 16 luglio 2017 - Illustrissimo presidente, siamo quasi nel 2020 e la Tangenziale ovest di Milano è ferma agli anni Sessanta. Code giorno e notte. Si può fare qualcosa? 
Franco Turla

GENTILE FRANCO, come ho già avuto modo di scrivere su questo giornale, Regione Lombardia è fortemente impegnata sulla realizzazione di infrastrutture e investe moltissime delle sue risorse. I risultati si stanno già vedendo. In particolare, nei primi 4 mesi del 2017 si evidenzia un forte incremento, rispetto l’anno precedente, del traffico leggero e pesante sulle tre arterie autostradali lombarde Brebemi, Teem, Pedemontana. Il dato più consistente si rileva raffrontando i dati dei veicoli pesanti: +31,4% Pedementona, +19,8% Teem, +16,1% Brebemi, con una media nazionale di incremento della rete autostradale pari a +2,6%. La Regione ha dedicato una particolare attenzione alla cosiddetta Tangenziale Ovest Esterna nell’ambito della definizione del Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti . Il Programma è stato adottato dalla Giunta regionale a dicembre 2015 con l’indicazione strategica di attivare un’analisi di fattibilità tecnico-economica per valutare l’utilità e la sostenibilità ambientale e finanziaria di un intervento di potenziamento dell’anello tangenziale esterno di Milano, che connettesse la A4 per Torino con la A7 per Genova e la A1 per Bologna. A settembre 2016 il Consiglio regionale ha approvato il programma e ha confermato l’interesse a questa analisi, limitatamente alla tratta di connessione tra la A1 (nei pressi dello svincolo della Tangenziale Est Esterna di Milano) e la A7, attraverso la riqualificazione della SP 40 “Binaschina”. A questo possibile intervento, per il rafforzamento del sistema viabilistico a sud-ovest di Milano, si sommano ulteriori significative opere programmate da Regione e Anas, come il collegamento Milano – Magenta, con variante di Abbiategrasso e riqualifica della SS 494 “Vigevanese”. Ma non è tutto. La Regione è impegnata, dopo aver firmato un protocollo con Anas, a mettere mano anche alle numerose strade delle province che, causa mancato finanziamento da parte dello Stato, rischiavano l’abbandono.
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