Milano, 5 ottobre 2017 - Lucio e i suoi Masters. Nel senso di Battisti, 60 brani rimasterizzati dai nastri originali a 24 bit / 192 kHz, Booklet con foto e interviste di George Wesley, Alessandro Colombini, Franz Di Cioccio, Alberto Radius, disponibile in tre versioni 4 Cd e 8 Lp in pasta colorata. Suono nudo, senza bassi bambati o compressioni, mi ricorda i live del tempo. Una libidine. E il racconto di Franz Di Cioccio e Alberto Radius, con i miei personali ricordi, illumina quel periodo milanese di Battisti e Mogol alla Numero Uno. Geniale, artigianale, irripetibile (stretto parente, udite udite, della scena prog).

Inizia Franz. «Sono stato il primo a suonare con Battisti in un’epoca in cui i musicisti non comparivano perché non esistevano i crediti di copertina. La prima seduta di registrazione l’abbiamo fatta in un cinema parrocchiale (l’Alba?) di Via dei Cinquecento a Corvetto. Abbiamo tolto le sedie e c’era il parquet che scricchiolava: puoi sentire sotto Lucio che batte il tempo coi piedi di “Motocicletta”. Il tecnico Valter Patergnani si era inventato i pannelli per separare il suono. Suonavamo in semicerchio davanti a lui, a vista, comunicavamo con gli sguardi.  Facevamo anche le prove così. Patergnani usava un banco 4 piste collegato a un altro 4 piste, si sperimentava la chitarra inversa come facevano i Beatles. Lucio era molto curioso aveva fatto gavetta nei club, anche all’estero, dove si suonava dalle 9 alle 2, maneggiando migliaia di accordi. Era una spugna e aveva una cultura musicale incredibile. Non era un chitarrista ma la sua ritmica era pazzesca, non era un cantante ma aveva usava la voce con gli appoggi del suo istinto. Veniva da me e mi diceva: bella questa ma fammi anche un’altra cosa (in ”Anna”). Un break così».

Alberto Radius, allora chitarrista dei Formula 3. «Ho conosciuto Lucio a Roma, piazza Cavour, io avevo 14 anni e lui 13. Sotto il Bar dei Professionisti le band di tutte le scuole facevano un fracasso pazzesco. Ho suonato i tutti i suoi dischi fino a quando è andato in Inghilterra. Ricordo la tournée stupenda del ’70-’71. Aveva sempre la chitarra in mano, sentiva un accordo e “lavoriamoci un po’”. Il canto lo preparava prima con Mogol. In Numero Uno, la loro etichetta discografica dietro Galleria del Corso, avevano tutti le idee chiare: riunione con Mogol, Lucio, Colombini e Mara Maionchi, si decideva di andare subito in studio e via». Mogol stava dietro piazza Argentina, nella galleria di via Palestrina. Poi si trasferirono in Brianza. In queste 60 canzoni c’è quasi tutto e anche la Milano di quegli anni, per questo “Masters” (Sony), il primo volume di un restauro totale del catalogo in due anni, è da comprare.