Sondrio, 28 settembre 2017 - La stagione del ghiaccio comincia a prendere vita. Dopo la giornata a Milano dedicata alle discipline che fanno parte dell’universo Fisg, arrivano le prime gare di qualificazione ai Giochi Olimpici, fondamentali per chi ancora deve guadagnarsi il pass. Tra questi c’è Arianna Fontana, volto di punta dello short track italiano, plurimedagliata che anche a PyeongChang (salvo inaspettati e clamorosi tonfi) sarà una delle grandi speranze della spedizione azzurra. Oggi la Fontana affronta le gare di qualificazione della tappa di Coppa del Mondo a Budapest, che durerà fino a domenica. L’appuntamento è già valido per un posto in Corea.

Come sono andati gli ultimi mesi, dopo la fine della stagione?

«Alla fine della scorsa annata mi sono presa una bella pausa. Avevo bisogno di rilassarmi. Fortunatamente a livello di risultati ero andata bene. Ho ricaricato le batterie al sole della Florida e sono tornata a lavorare più carica che mai».

A che punto è arrivata la preparazione in vista dei Giochi?

«Intanto bisogna concentrarsi sulle gare che abbiamo ora, perché la Coppa del Mondo qualifica per le Olimpiadi. La parte più ‘brutta’ è stata fatta in estate, tra le uscite in pista e la corsa. Il lavoro lontano dalla pista è quello che mi piace meno. Da qualche settimana siamo passati dal carico più pesante alla rifinitura. Abbiamo fatto un po’ di fondo per mettere giri nelle gambe e arrivare a febbraio al top della condizione».

Il lavoro all’estero è dovuto anche alla mancanza di strutture in Italia?

«In realtà negli Stati Uniti svolgo soprattutto la parte di preparazione all’aperto. Ho fatto una settimana a Salt Lake City in pista e hanno delle strutture di altissimo livello, ma poi noi italiani quando andiamo in pista riusciamo a fare del nostro meglio con quello che abbiamo».

L’obiettivo ai Giochi sarà sempre uno solo: vincere.

«Diciamo innanzitutto che voglio centrare tutte le finali. A Sochi ne ho fatte tre su quattro. Una volta arrivati all’ultimo atto vedremo».

Con le staffette come sta andando?

«Sarebbe bello qualificarci di nuovo con tutte le squadre. Intanto arriviamo alle semifinali e poi tutto può accadere. Noi ci crediamo».

Sarebbe un bel vettore per il vostro movimento. Cosa si può fare per non essere sotto i riflettori solo ai Giochi?

«È chiaro che quando c’è un evento così importante la gente ti guarda di più. Personalmente spero ci sia una crescita a livello giovanile perché dai numeri che circolano si evince che non siamo tantissimi e sarebbe un peccato per uno sport che amo e che mi ha fatto diventare la persona che sono».