Sondrio, 2 dicembre 2017 - La danza conquista il Teatro Sociale di Sondrio. Dopo il successo del primo appuntamento della stagione targata “Performing Danza”, giovedì sera è stata la volta dello spettacolo Terramara”. Un inno senza tempo al primo amore, romantico, coinvolgente, tormentato. Un alternarsi incalzante di foga e quiete, musica e silenzi, scanditi dal battito della passione e dal duro lavoro di ogni giorno. Applausi scroscianti per l’esibizione dei ballerini della compagnia Abbondanza/BertoniEleonora Chiocchini (danzatrice storica della formazione artistica nel ruolo che fu di Antonella Bertoni) e Francesco Pacelli (danzatore napoletano che ha vestito i panni dell’allora coetaneo Michele Abbondanza). Lo spettacolo venne alla luce nel 1991 e rinacque nel 2013 grazie al progetto “Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ‘80/ ’90” ideato da Marinella Guatterini.

Corpi vividi di un’energia contagiosa che rispondono ai comandi della passione, ognuno degli interpreti entra ed esce dal corpo dell’altro in un’armonia di forme e spazi capace di emozionare. “E’ stato uno spettacolo davvero magico, che ha saputo coinvolgere ed emozionare un pubblico non solo di appassionati e cultori di questa forma d'arte ma anche di neofiti o comunque poco conoscitori della danza contemporanea e delle emozioni che sa regalare. E’ veramente fonte di orgoglio vedere l’interesse che la danza riesce a suscitare nel pubblico valtellinese”, ha commentato Stefania Curtoni, direttrice artistica della stagione “Sondrio danza”. Ai limiti del virtuosismo la coreografia curata da Michele Abbondanza con cura del riallestimento firmato Antonella Bertoni, musiche J.S. Bach, G. Yared, S. Borè e sonorità prese in prestito alla tradizione popolare.

E ancora le imprescindibili arance, fedeli compagne della coppia: appese ai rami, fra le braccia dei ballerini, in bocca e volteggianti da un capo all’altro della scena. “Ricordo da piccolo, quando mio padre mi offriva certe arance arrivate dal sud e con orgoglio ostentava il fatto che avessero "i figli" – dichiara Michele Abbondanza –: spicchi più piccoli gonfi di succo, attaccati ai grandi spicchi che formavano il frutto. Ricordo ancora quanto erano per me "speciali" quelle piccole parti, più preziose del tutto, tanto da apparire e quindi essere, più buone. Il piccolo si identificava col piccolo, cannibalizzandolo per acquisire quell'essenza speciale. Non so se quella "pappa reale" abbia avuto il suo effetto: allora era naturale condividere la realtà con una meravigliosa mole fantastica. Dopo i "lavori-scuola" con Carolina (Carlson) e quelli collettivi con Sosta Palmizi, di questo primo lavoro "in solitaria" ricordo proprio l'esplosione dell'immaginazione che sentivo poter espandersi intensamente come poi l'odore e il succo delle arance in scena, con gli eventuali figli e figlioletti al seguito. Marmellate e spremute da ipervitaminosi allora, una lacrimuccia spremuta per ogni prova filata adesso. Dolce, salato...si sa meglio alternare”.

“Terramara, lo spettacolo, è stato per me un po’ come “la prima volta” e rimetterlo in scena oggi mi ha fatto tendere e salire sulla punta dei piedi per non ferirlo stravolgendolo con gli occhi miei di adesso – dichiara Antonella Bertoni –. Dal primo giorno è stato un vortice. Lo spazio scenico è stato un po’ spogliato e reso scarno, alla coreografia tolti alcuni lirismi a cui i nostri corpi di allora davano nascite e nascite, omaggi alla nostra Maestra. Ora Terramara conosce nuova vita, ri-danza nel nostro tempo. Osservo Eleonora e Francesco essere loro, in noi, nell’oggi presente il nostro passato; rincorrersi, guardarsi, prendersi, slanciarsi, sudare affaticati, con il respiro veloce che in quello spazio sembra fatto di cielo e di terra e il sentimento che mi accompagna è così vasto che non lo so dire”.