Sondrio, 22 giugno 2017 - Dal 2014 a oggi il settore edile in provincia di Sondrio ha perso oltre 100 imprese e 100 lavoratori. Oggi sembra che questa decrescita si sia finalmente arrestata. Lo conferma Ance Lecco Sondrio, riportando i dati della Cassa edile: in provincia, «confrontando il primo trimestre del 2017 con lo stesso periodo del 2016, notiamo un aumento di ore lavorate e di occupati », specifica il consigliere Pierangelo Mazza. Si parla di un più 4,3% del numero medio di lavoratori e di un più 9% di ore lavorate. Segno meno, invece, per le imprese che calano dell’1% (a marzo erano 439). Affinché questa ripresa possa consolidarsi, senza la presunzione di raggiungere i livelli pre-crisi, serve una svolta.

«Sul fronte grandi opere speriamo che possa partire la tangenziale di Tirano, per il resto non vediamo grandi possibilità di appalto. Le stazioni appaltanti si sono ridotte e pure le manutenzioni. Speriamo nei finanziamenti legati alle aree interne, così come nei rimborsi eventuali che il Bim darà alle Comunità Montane», aggiunge Mazza. Sono invece molto interessanti «i discorsi energetici, i progetti di recupero dell’esistente e le politiche di ristrutturazione - prosegue Mazza- anche se non è ancora ben delineata quella per i centri storici».

Per Paolo Cavallier, direttore Ance, «le amministrazioni devono avere più coraggio. Uno strumento utile può essere la pianificazione. Lo Stato, dal canto suo, sta contribuendo con gli incentivi ma in modo un po’ confuso».

Va bene la teoria dello “zero consumo di suolo”, «ma dateci regole semplici per intervenire sull’esistente. Spesso ci vogliono anni per le pratiche. Oggi le esigenze sono diverse e bisogna avere coraggio di fare questi passaggi», denuncia il presidente Sergio Piazza. Lui, contrario al massimo ribasso negli appalti, si concentra sulla qualità della singola impresa. «Una cosa che, ad oggi, manca: tutti possono fare impresa edile. Invece, andrebbero premiate quelle serie».L’iscrizione ad Ance, che raggruppa 500 imprese tra Lecco e Sondrio, qualche garanzia la dà, ma non basta. Servirebbe una certificazione che aiuti il cittadino e l’ente a capire con chi si ha a che fare. «È un po’ che stiamo pensando a un marchio impresa Ance», aggiunge Gianfilippo Colasanto. Una sorta di dop che attesti la serietà e il valore della ditta, evitando spiacevoli inconvenienti. Sono sotto gli occhi di tutti i danni procurati da lavori mal fatti per incompetenza o cattiva fede.