Sondrio, 21 marzo - Oggi, a partire dalle 8, nell’obitorio dell’ospedale civile di Sondrio saranno eseguite le autopsie sui due alpinisti vittime venerdì della valanga in Alta Val Malenco, Pier Luigi Pellegrini, 53enne di Teglio e Luciano Bruseghini, 43enne, di Caspoggio.

A eseguire l’esame disposto dal pm Elvira Antonelli l’anatomopatologo Paolo Tricomi di Lecco. Intanto, nel fine setimana, è stato ascoltato dai Cc lo scampato, Roberto Lenatti. L'esame autoptico è stato ugualmente disposto anche se il testimone, sotto choc quando nel pomeriggio di venerdì venne raggiunto in quota dai soccorritori, sul ghiacciaio dello Scerscen, nel territorio di Lanzada, ha spiegato durante la deposizione in caserma che si è trattato di un maledetto incidente, non imputabile dunque a una loro imprudenza, ma a un crostone di neve accumulata dal vento che, all’improvviso, si è staccato dall’alto piombando addosso al gruppetto di tre amici, specificando altresì di essere stato fortunato, in quel tragico momento, in quanto si trovava in un punto che gli ha consentito di emergere subito dalla maxi-slavina a differenza deglialtri due valtellinesi, Pellegrini e Bruseghini.

Questi ultimi, seppure pure loro molto esperti di escursioni ad alta quota in montagna, sono stati scaraventati dalla massa di neve contro le rocce sottostanti, non avendo purtroppo scampo. E in questi giorni, anche dopo la pesante tragedia della Val Malenco, permane elevato il rischio di provocare valanghe, anche soltanto con il passaggio sulla cresta di un solo sci-alpinista. Non basta, infatti, che il bollettino nivometeo diffuso dall’Arpa Lombardia, con sede a Bormio, indichi talvolta un indice del pericolo basso in una scala che prevede cinque pioli.

Quando il rischio valanghe resta moderato, magari limitato al valore di 2, non signfica automaticamente che ci si possa avventurare nel fuoripista con eccessiva disinvoltura. Potrebbe accadere, difatti, esattamente ciò che si è verificato nel pomeriggio di venerdì scorso sul massiccio montuoso dell’Alta Val Malenco.

Il vento del mese di marzo favorisce la formazione di deboli accumuli di neve che, in taluni punti, possono risultare anche particolarmente insidiosi. E la caduta di lastroni in alcuni canaloni molto esposti al calore del sole può rivelarsi una trappola mortale.