Morbegno, 4 dicembre 2017 -  Ricerche sospese, ma non certo concluse: gli inquirenti non intendono arrendersi. Il procuratore di Sondrio, Claudio Gittardi, lo ha detto anche qualche giorno fa nel corso della conferenza stampa durante la quale è stato fatto il punto sulle indagini: si vuole riconsegnare alla famiglia moldava il corpo di Svetlana Balica, la 44enne che, secondo gli investigatori, sarebbe stata uccisa dal marito Nicola Pontiggia prima che lui si togliesse la vita simulando un infortunio sul lavoro.

E cercando di raggiungere questo obiettivo si sta quindi mettendo in campo il massimo sforzo possibile. Ma le ricerche sono tutt’altro che facili. La convinzione che il 55enne si sia sbarazzato del corpo in quei 13 minuti dalle 6.51 alle 7.04 del 2 novembre in cui è uscito una prima volta dall’azienda dopo essere stato ripreso mentre trascinava il cadavere si è infranta contro le ricerche senza esito del corpo nei dintorni della ditta Castelli a Morbegno. Del cadavere nessuna traccia nel raggio delineato dagli inquirenti, un raggio, appunto, in cui Nicola (la coppia risiedeva a Cosio Valtellino)  si sarebbe potuto muovere nell’arco di soli  13 minuti. Forse, allora, non si è liberato del corpo in quella finestra di tempo. Forse ne ha avuto molto di più per nascondere il cadavere e, magari, anche distruggerlo almeno parzialmente.

Tutte le ipotesi saranno messe sul tavolo questa mattina nel corso del vertice convocato in Prefettura per fare il punto sulle ricerche. Ricerche sospese, ma non abbandonate. Servirà, però, un nuovo piano di azione, nuove linee guida per poi ricominciare a setacciare il territorio, scandagliare l'Adda, controllare boschi, pozzi e fossati. Un compito non facile quello degli uomini che da venerdì sono impegnati nelle ricerche, carabinieri, Vigili del fuoco, militari del Sagf, tecnici del Soccorso alpino, volontari della Protezione Civile e unità cinofile la cui missione è quella di riportare alla luce il corpo di Sveta, così da poterle dare, se non altro, una degna sepoltura.