Cosio Valtellino (Sondrio), 1 dicembre 2017 - Ha scaricato il corpo della moglie, Svetlana Balica, dalla sua Seat Leon nel piazzale della Castelli Costruzioni, per poi trascinarlo e caricarlo su un mezzo con il quale si è allontanato per disfarsene. È questa la ricostruzione degli inquirenti (carabinieri di Sondrio e Procura della Repubblica) secondo cui Svetlana sarebbe morta strangolata dal marito tra il 31 ottobre e il 2 novembre. Giorno in cui, alle 6.20 del mattino, la telecamera, posta all’interno del magazzino della ditta, riprende i fari della sua vettura in avvicinamento. Alle 6.51 si registra un’uscita di Pontiggia con l’altra vettura, quella dell’azienda, su cui dovrebbe aver caricato il corpo di Svetlana. Ipotesi, secondo il sostituto procuratore Stefano Latorre, più plausibile, perché avrebbe permesso all’uomo di approfittare del buio per non essere visto, impossibile durante le altre due uscite che sono state invece di quasi un’ora e mezza in tutto, quando era già chiaro. Rientrerà 13 minuti dopo: alle 7.04, con la stessa auto (pochissimo tempo per andare lontano dalla sede di Morbegno).

«Nella ditta lui pensava di poter stare tranquillo tutta la mattina del 2 novembre – spiega il procuratore capo di Sondrio, Claudio Gittardi - Ma viene interrotto dal titolare che lo chiama per chiedergli di accompagnare sua moglie a ritirare delle chiavi e una macchina da ricondurre da Colico a Morbegno. Alle 7.30, quindi, viene prelevato dalla ditta dalla signora Castelli e con lei si dirige a Colico». Torna in sede alle 9.06, per poi uscire nuovamente alle 9.08 e rientrare alle 9.56. «È in questo frangente che Pontiggia dimostra la volontà di simulare la ricerca di Svetlana - prosegue - tra le 9.06 e le 9.08, infatti, telefona al cellulare della donna che viene localizzato vicino a lui (la scheda di un cellulare verrà trovata tra gli effetti personali di cui Nicola si disfa)». Esce nuovamente alle 10.02 poco dopo aver tentato una seconda telefonata. E torna ancora alle 10.51, per poi lasciare definitivamente la ditta Castelli e andare dalla prima moglie a cui racconta di un violento litigio avvenuto poco prima con Svetlana, lei se n’è andata e lui ha cercato di contattarla più volte in mattinata. Pontiggia torna un’ultima volta nella sede dell’azienda alle 13.50: non ne uscirà più vivo, perché è proprio poche ore dopo che compie il gesto estremo, schiacciato sotto il camion. La ditta, comunque, quel giorno non era chiusa: due ore dopo il primo ingresso di Pontiggia arrivano in azienda anche altri due dipendenti (entrambi forniti di badge come lui) che la lasciano poco dopo. Perché proprio in azienda? A rispondere è sempre il procuratore: «Perché probabilmente non voleva utilizzare la sua auto per disfarsi del corpo, o magari perché nell’abitazione dove aveva sede il suo appartamento vivevano anche i genitori e non voleva essere visto».