Lovero (Sondrio), 23 novembre 2016 - Saranno particolarmente complesse le operazioni di recupero dell’elicottero caduto sabato pomeriggio sul Monte Minisfreddo. Nell’incidente ha perso la vita una passeggera, Stefania Fendoni, 40 anni, originaria di Lovero che, d’adolescente, si era trasferita a San Giacomo di Teglio. Ferito in modo lieve il pilota, Roberto Grazioli, 57 anni di Sondrio, indagato dalla procura di Varese con l’accusa di omicidio colposo; ferito in modo più grave (anche se fuori pericolo) il manager svizzero Carlo Giovanni Malher, 69 anni. 
Stefania Fendoni

La zona è  impervia e non è possibile, allo stato attuale, ipotizzare un trasporto con mezzi di terra. Occorre dunque trovare un elicottero di dimensioni e portata maggiore rispetto a quello andato distrutto, un Agusta A109 (forse un Chinook). Il trasporto dei rottami è indispensabile per consentire ai periti di analizzare con calma tutte le strumentazioni a bordo, mentre il pm Massimo Politi sta ancora completando la ricerca di tutte le informazioni relative al volo di sabato scorso. 

L'elicottero è partito da Agno, vicino a Lugano, ma a tutt’oggi non si hanno certezze su quale fosse il piano di volo. 
Nelle ore immediatamente successive l’incidente si parlava della Valtellina come destinazione finale del volo. 
Il punto dove si è verificato lo schianto, se così fosse, risulterebbe però molto fuori rotta. Nelle prossime ore dovrebbero essere ascoltati i due occupanti del velivolo rimasti feriti. Molti gli elementi da accertare.  A cominciare dalla destinazione del volo, ma anche dallo scopo del viaggio. Perché alzarsi in volo con condizioni meteo così proibitive tanto che il decollo veniva sconsigliato anche dall’aeroporto di Agno? Cosa potrebbe giustificare una scelta rivelatosi poi fatale per la quarantenne?