Sondrio, 13 febbraio 2018 - Armato di secchiello azzurro e stivali, il giovane pescatore Mikhael Conti, ha raccolto 84 scardole morte dal laghetto del parco Bartesaghi di Sondrio e le ha gettate nell’Adda. Diventeranno mangime per i pesci che lo popolano. Un gesto generoso e spontaneo, che in qualche modo ha interrotto la scia polemica nata su facebook (gruppo Sei di Sondrio se). A innescarla, le foto dell’ecatombe sullo specchio d’acqua ghiacciato, postate da una frequentatrice del parco, che qualcuno, come spesso accade, ha imputato all’amministrazione comunale. «Come abbiamo sempre detto, non è un laghetto dove possono stare gli animali. Quelli presenti sono frutto di abbandono sconsiderato di utenti del parco», precisa l’assessore all’ambiente, Pierluigi Morelli. Prima i pesci rossi, poi le tartarughe, ora un’altra specie. Esemplari importati che hanno creato non pochi problemi all’ecosistema e alla gestione del polmone verde sondriese. Tant’è vero che l’amministrazione ha dovuto inserire delle retine per impedire che le specie aliene migrassero dal parco all’Adda attraverso i canaletti di collegamento.

«Recuperare le tartarughe, non è stato un gioco - prosegue l’assessore - Erano 17 e ci sono costate 50 euro l’uno. L’abbiamo fatto con l’aiuto dell’Enpa che ha pure promosso una raccolta fondi. Ora si trovano in salvo, in un centro specializzato. Sarà più complesso gestire i pesci rossi, stiamo valutando il da farsi». Quanto al recente episodio, la moria dei pesci che ha acceso il dibattito social, «siamo dispiaciuti, ma non responsabili - aggiunge- In previsione dell’inverno, riduciamo sempre il livello dei laghetti del Bartesaghi, per ragioni di sicurezza. Perché, nonostante il parco sia chiuso da ottobre ad aprile, sappiamo che lo frequentano famiglie con bambini e sportivi, non possiamo rischiare che qualcuno ci finisca dentro. In teoria, i laghetti andrebbero proprio svuotati, ma ci limitiamo ad abbassarne il livello, proprio perché sappiamo che sono (impropriamente) popolati da animali. Appureremo il motivo della moria con l’ufficio ambiente». Qualcuno, nella discussione sul social network, ipotizza mancanza d’ossigeno, freddo e ghiaccio. «Comunque siano andate le cose, è chiaro che, lì, i pesci non possono starci», continua. Per ribadire il divieto di introdurre animali nell’acqua, «stiamo preparando una nuova segnaletica», chissà se in questo modo il messaggio sarà finalmente chiaro.