Livigno (Sondrio), 9 agosto 2017 - Livigno mette al bando i mendicanti. Come già accaduto in passato, specialmente nei periodi di maggiore afflusso turistico per il Piccolo Tibet, il sindaco Damiano Bormolini ha emesso un’apposita ordinanza «contingibile e urgente a tutela della sicurezza urbana» contro l’accattonaggio.

La misura del primo cittadino è stata adottata due giorni fa a seguito «delle segnalazioni e dei reclami giunti all’amministrazione vomunale - spiega Bormolini - nonché dei rapporti di servizio della polizia locale con cui si evidenzia che nelle ultime settimane è stato registrato un notevole incremento di fenomeni caratterizzati dalla presenza di soggetti che, in particolare nei luoghi di maggior affluenza quali la Zona traffico limitato, davanti ai luoghi di culto e ove vi sia riunione di persone, richiedono denaro, in forma anche invasiva, anche senza richiesta palese di denaro, bloccando i passanti e creando ostacoli alla circolazione pedonale o veicolare, attuando comportamenti che possono portare a una progressiva perdita della percezione del senso civico e di sicurezza individuale nonché di libera vivibilità delle aree pubbliche». Tali fenomeni di mendicità sono in concreto realizzati con comportamenti di soggetti che, specialmente nei luoghi sopra richiamati, praticano una forma di accattonaggio che, per modalità ostinate e insistenti, ovvero con strumenti musicali o con animali atti a suscitare sentimenti di pietà e stimolare l’offerta di denaro, rendendo così difficoltoso il libero utilizzo, la fruizione e l’accesso alle aree e spazi pubblici, a prescindere dalla circostanza che sovente tale attività può nascondere presunte gravi e inaccettabili azioni criminose – si legge nell’ordinanza -. Il fenomeno dell’accattonaggio e della mendacità molesta e invasiva, al di là della percezione individuale del fenomeno da parte dei cittadini, provoca disagi e potrebbe altresì causare allarme sociale e suscitare una effettiva riduzione del senso di sicurezza individuale».

Ma il sindaco sottolinea che, anche se non molesta, questa attività «quando effettuata con intralcio al transito pedonale e veicolare tale da impedire la fruizione dei marciapiedi o della sede stradale e il libero transito nella Ztl, provoca di fatto una situazione di pericolo in materia di circolazione stradale e di deambulazione sicura». Non solo problemi di questo tipo, ma anche preoccupazione per le attività criminose che potrebbero nascondersi dietro all’accattonaggio. «L’aumento del fenomeno necessita essere posto sotto controllo con maggiori specificità e attenzione per evitare ulteriori conseguenze negative per la sicurezza urbana e la incolumità pubblica - prosegue Bormolini - conseguenze dovute alla sensazione di degrado che le manifestazioni anzidette comportano, al rischio di provocare situazioni incresciose con i cittadini, allo sfruttamento che tali situazioni possono comportare con particolare riferimento alla commissione di possibili reati contro il patrimonio. Considerazioni che hanno spinto Damiano Bormolini ad adottare un’ordinanza che vieta l’accatonaggio e prevede sanzioni da 150 a 450 euro per chi viola la prescrizione del sindaco.