Piantedo (Sondrio), 5 dicembre 2017 - Avevano deviato la posta pneumatica che collega le casse ai caveau dell’Iperal Fuentes di Piantedo (Sondrio) ed erano riusciti a mettere le mani su 85mila euro contenuti in 30 bussolotti. I banditi, quattro italiani, sono stati arrestati dai carabinieri di Sondrio con l’accusa di furto aggravato.

Sabato l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Giacomo Puricelli ed emessa dal gip Carlo Camnasio. Traditi dalle telecamere che hanno ripreso il loro sopralluogo. E da qualche telefonata di troppi fatta con schede telefoniche ricaricabili. Oltre che dalla tenacia degli investigatori. Adeseguire le indagini il Reparto operativo e Nucleo investigativo di Sondrio in collaborazione con la Compagnia di Chiavenna, sotto la direzione del maggiore Rocco Taurasi. Antonio De Bortoli, classe 1949, della provincia di Bologna; Umberto Lenzi, del 1961, Saverio Orlando, nato nel 1972, entrambi di Bologna; e Antonio Miani, del 1963, di Bari, sono tutti pluripregiudicati e rei confessi. Il loro colpo, degno di Lupin, è stato messo a segno tra il 6 e l’8 ottobre. Il primo giorno la banda aveva effettuato un sopralluogo, mentre il secondo i malviventi sono entrati in azione. Il più esile del quartetto (Antonio Miani) ha risalito un tubo (sul quale ha lasciato un’impronta) per raggiungere il tetto. Svitato il lucernario, l’uomo si è introdotto in un controsoffitto e ha inserito la «magic box» nel tubo che collega le casse al caveau dell’ipermercato.

Cos’è? Un marchingegno che consente di mantenere la pressione necessaria perché non scattasse nessun allarme e, allo stesso tempo, di deviare la corsa dei bussolotti. Bussolotti che venivano rapidamente svuotati e reimmessi in circuito. Con 85mila euro nello zaino i quattro avevano lasciato al suo posto la «magic box» ed erano fuggiti su una Toyota Corolla. Il giorno successivo, però, il meccanismo aveva ceduto creando problemi al sistema e rivelando il furto. Da quel momento i militari hanno visionato i filmati di cento telecamere, interrogato decine di persone, perlustrato l’area e analizzato i numeri di cellulare che avevano agganciato la cella di Piantedo. Grazie agli indizi raccolti sono iniziati i pedinamenti dei sospettati. Gli inquirenti hanno così scoperto che la banda aveva pronto un altro colpo.