Sondrio, 10 novembre 2017 -  Allarme bracconieri e cacciatori senza scrupoli nel mandamento di Sondrio, e in particolare in Val di Togno, e nonostante le segnalazioni la Polizia provinciale non riesce a intervenire efficacemente a causa del personale ridotto al lumicino. Le segnalazioni, diverse in questi giorni, ci sono arrivate sia da persone che frequentano la zona per cacciare (legalmente), sia da chi abita da quelle parti e ha notato nell’ultimo periodo un aumento di episodi sospetti che fanno pensare alla presenza di bracconieri. Animali di specie non cacciabili trovati morti, uccisi a colpi di fucile, ancora in mezzo al bosco forse in attesa di trovare il momento adatto per portare a casa il capo; impressionanti chiazze di sangue; addirittura un cervo ritrovato appeso ad un albero. 

Episodi inquietanti, che fanno pensare alla presenza di cacciatori senza scrupoli che si divertono a sparare a qualunque cosa, più per il gusto di vedere scorrere il sangue degli animali che per il piacere di cacciare seguendo le regole. E le stesse persone che ci hanno segnalato questi, numerosi, episodi, lamentano anche una scarsa attenzione e presenza sul territorio della Polizia provinciale, nonostante ripetute segnalazioni. «Certo, è vero che in Val di Togno, così come in alcune altre zone della provincia di Sondrio, il problema del bracconaggio e della caccia illegale esiste ed è particolarmente serio – afferma il comandante della Polizia provinciale di Sondrio, Graziano Simonini, che abbiamo interpellato dopo aver ricevuto le segnalazioni – ma purtroppo noi riusciamo a fare poco, a causa della carenza cronica di personale. In tutto il territorio provinciale ho a disposizione 16 agenti, 3 dei quali lavorano part-time, e per di più l’età media è piuttosto elevata, sono parecchi gli ultra sessantenni. Come facciamo con 16 uomini a sorvegliare in maniera ottimale tutta la provincia, dal Passo dello Spluga a Livigno?».

Uno degli episodi che ha sollevato polemiche nella zona di Ronchi a Sondrio è stato il ritrovamento, domenica, di un cucciolo di cervo morto in circostanze misteriose. Gli agenti sono intervenuti sul posto e, dopo aver osservato l’animale, ritenendo che non fosse stato ucciso a colpi di fucile, lo hanno gettato nel bosco, dove si trova ancora. C’è chi si chiede, però, come mai non è stato ritenuto necessario effettuare un approfondimento sulla causa della morte dell’animale e se sia normale gettare la carcassa nel bosco senza effettuare un verbale. «Quello di lasciare nel bosco, alla mercè dei predatori quali volpi o gipeti, un animale che non mostra segni di malattia è una prassi comune – ci spiega il comandante Simonini – anche perché smaltire questi capi è decisamente costoso. Se la zona è lontana da case e baite, quindi, spesso si lasciano gli animali morti, se non si necessita di ulteriori accertamenti, così che diventino cibo per altre specie».