Sondrio, 11 ottobre - Il video che immortala auto sfrecciare lungo la pista ciclabile tra Morbegno e Traona ha fatto il giro del web e dei social network, ed è arrivato fino ai carabinieri che ora indagano sull’episodio. I militari dell’Arma, sia quelli della Compagnia di Sondrio che quelli chiavennaschi, sono al lavoro in queste ore per cercare di identificare gli automobilisti folli che qualche notte fa hanno percorso a velocità elevata la ciclabile.

Il video è stato realizzato da qualcuno (non si sa al momento l’autore) che ha notato le vetture e deciso di immortalare il tutto. Da qui a Facebook il passo è stato breve: un ragazzo ha deciso di condividerlo anche sulla pagina «Morbegno in Comune». Ora i carabinieri, partendo proprio dal social network, stanno cercando di indentificare innanzitutto l’autore del filmato, così da poterlo sentire e cercare di capire se possa avere ulteriori informazioni sull’accaduto. Da lui e dalle immagini pubblicate, poi, si cercherà di arrivare fino ai due automobilisti protagonisti del grave episodio che ha scatenato l’indignazione di moltissimi utenti su Facebook. Hanno sottolineato la pericolosità dell’accaduto. Cosa stavano facendo quelle due auto su quel tratto stretto di ciclabile, addirittura senza uscita? Una sorta di gara o bravata? O cercavano di evitare il traffico della statale 38, non sapendo che si tratta di una pista cieca?

Intanto sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons. «Fatto di inaudita gravità – commenta in una nota il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. –. Il notevole disprezzo per la legge e per la sicurezza delle persone mostrate nel video dimostrano che ancora dal punto di vista dell’educazione civica bisogna fare progressi da giganti. Servono più telecamere e autovelox che scoraggino i cittadini da tenere tali gravi comportamenti – chiosa il Codacons –. Identificare e multare i responsabili è l’unico modo per scoraggiare gli automobilisti dal tenere certi comportamenti, certezza e rapidità della pena, quello che ancora oggi manca in Italia».