Ha presentato denuncia in Procura. Una signora lo avrebbe accolto così: «Sei cittadino italiano? Vi rimandiamo in Africa con gli aerei». I carabinieri indagano
Sondrio, 22 febbraio 2012 - «Sono rimasto veramente male. Al punto che quando ho sentito quelle vergognose parole, ho preferito neppure replicare. Sono uscito dal negozio, quasi mi veniva da piangere...».
A parlare è Adama Lo, senegalese di 58 anni, commerciante ambulante, sposato e residente in una via periferica della città. Lo abbiamo fermato l’altra mattina sotto un porticato di un condominio in piazzale Bertacchi, dove è solito stendere su un telo i suoi oggetti in vendita, per chiedergli come va, in quanto è un po’ di tempo che non veniva a trovarci in redazione, dove in passato è più volte venuto per chiederci sostegno alle sue iniziative rivolte ai connazionali, promosse dall’associazione umanitaria internazionale «Africa chiama», di cui nel capoluogo valtellinese è presidente. E, poco dopo, ci ha rivelato di essere stato di recente vittima di un chiaro episodio a sfondo razzista.
Ma hai presentato una denuncia per quanto accaduto? «Eccoti la copia - la pronta risposta - di quanto ho denunciato lo scorso 25 gennaio nell’ufficio del luogotenente dei carabinieri Santo Toscano, in Procura, dove mi sono recato il giorno successivo il fatto». Ed ecco il «fattaccio». «La sera del 24 gennaio - dichiara Adama Lo - attorno alle 19 sono entrato nel negozio di alimentari “Punto Valtellina” situato in via Mazzini, proprio vicino al Tribunale, per comperare del pane. A un certo punto il macellaio Aldo, rivolgendosi a una cliente, le dice: “Adesso Lo è cittadino italiano come noi”». Non l’avesse mai detto, quella frase ha suscitato la vibrata reazione della donna.
«La cliente - racconta ancora l’immigrato - non voleva credere che io fossi un cittadino italiano e ha iniziato a pronunciare frasi oltraggiose nei miei confronti. “Mio figlio prende 150 euro al mese. E quello che gli toglie lo Stato serve a far vivere voi e i vostri figli. Vedrai che vi mandiamo tutti a casa con gli aerei”, ha detto a un certo punto guardandomi con una faccia piena d’odio».
«A questo punto - aggiunge l’uomo di colore - disgustato e per evitare discussioni inutili sono uscito dal negozio mentre la signora, di cui non conosco il nome, continuava a dire cose poco belle su di me. La conosco di vista, è bionda, avrà circa 45 anni o poco più. È facilmente identificabile se si chiede al macellaio. Come testimone che può avere sentito quelle frasi ho indicato pure la cassiera, mi pare si chiami Sara, e un altro signore che era impegnato al banco dei formaggi. Ho atteso all’esterno e ho visto su che macchina saliva, al vicino parcheggio, e ne ho annotato la targa, dandola poi ai carabinieri che ora indagano: alla Procura ho chiesto che si proceda penalmente per il reato di razzismo. Al signor Toscano, come puoi leggere nella copia della mia querela, ho fatto presente che sono da 19 anni in Italia, lavoro regolarmente rispettando le leggi italiane. Quanto accaduto non mi ha fatto dormire una notte».
di Michele Pusterla