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Edilizia, aria di crisi per i frontalieri Il referendum elvetico la chiave

Il voto potrebbe mettere un freno alle seconde case in Svizzera. Ivan Cameroni (Cisl): "Troppi posti di lavoro a rischio"

I lavoratori frontalieri in Ticino sono 50mila
I lavoratori frontalieri in Ticino sono 50mila

Chiavenna, 21 febbraio 2012 - Dalla Svizzera arrivano notizie contrastanti sulla situazione economica e occupazionale e c’è apprensione per gli imminenti referendum di marzo che potrebbero penalizzare i lavoratori frontalieri italiani. «In molti hanno già ripreso a salire verso l’Engadina, ma altre ditte prevedono poco lavoro e temono gli effetti del referendum federale di marzo che deciderà se continuare oppure dire basta alla costruzione delle seconde case, fissando delle quote di edificazione espressamente previste dalla legge» spiega Ivan Cameroni, sindacalista della Cisl e responsabile dei lavoratori frontalieri.

Il responso degli elettori a questo quesito, che chiamerà i cittadini svizzeri alle urne il prossimo 11 marzo, è molto atteso dagli addetti ai lavori che, a seconda del risultato, dovranno organizzare o rivedere le loro strategia imprenditoriali.

«Porre un limite alle seconde case significa sicuramente favorire e rilanciare il comparto turistico. Gli alberghi e la ristorazione sono stati penalizzati dalla costruzione di seconde case e soltanto negli ultimi anni in alta Engadina ben 12 hotel sono stati trasformati in appartamenti per vacanze, elementi che hanno portato ad un inevitabile calo dei pernottamenti e un sensibile aumento dei prezzi delle case per i residenti svizzeri» continua Cameroni, che fornisce alcuni dati. «L’estate scorsa l’Engadina ha registrato un calo del 12% dei pernottamenti e quest’inverno è andata ancora peggio».

Dall'altra parte sono però a rischio gli interessi delle attività legate all’edilizia. «È chiaro che c’è preoccupazione nell’edilizia perché qualora vincesse il sì e la Svizzera ponesse dei limiti alla costruzione di abitazioni per seconde case, il comparto edile e tutto l’indotto ne risentirebbe parecchio e i primi a patirne e rischiare il posto di lavoro sarebbero di certo i lavoratori frontalieri, che, in Svizzera, non sono nemmeno considerati nelle statistiche sulla disoccupazione».

Sempre a marzo si voterà anche per un altro quesito che interessa da vicino i lavoratori frontalieri, vale a dire la proposta di prevedere per legge 6 settimane di vacanze per tutti. L’iniziativa popolare è stata promossa da Travail Suisse e altri soggetti tra cui il sindacato svizzero Syna, di cui Ivan Cameroni è responsabile per quanto concerne la categoria dei lavoratori frontalieri Provincia di Sondrio- Canton Grigioni. «Il diritto legale alle vacanze è rimasto invariato da 25 anni ed è fermo a 4 settimane all’anno per tutti e 5 settimane per i lavoratori minori di 18 anni o per chi ha superato i 50 anni d’età. La nostra proposta vuole portare le ferie obbligatorie a 6 settimane, così come prevedono già alcuni contratti nazionali, a vantaggio della salute dei lavoratori e a salvaguardia della vita familiare e del tempo libero».

di Davide Tarabini

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