L’artista sondriese Pietro Boscacci presente alla rassegna come violinista
Sondrio, 19 febbraio 2012 - Non tutto sexy spacchi e clamore, questo Festival di Sanremo. L’impressione è ancora viva nella mente di Pietro Boscacci, violinista sondriese, diplomato al conservatorio di Milano, che venerdì sera si è esibito all’Ariston, insieme ad un ensemble di archi, violoncelli e 3 ragazzi Rom con il loro strumento, suoi allievi di un progetto speciale partito l’anno scorso la cui anima è Arnaldo Mosca Mondadori, presidente del Conservatorio Giuseppe Verdi. Con le loro note hanno accompagnato il cantautore Eugenio Finardi, scopritore dei talentuosi in occasione di un concerto.
«Siamo arrivati il pomeriggio - racconta entusiasta il giovane - entrando dalle porte laterali, fuori la gente in fila e il famoso tappeto rosso, e già qualche primo personaggio, come Vessicchio, ha catturato la nostra attenzione. Dopo le prove generali, siamo ritornati la sera, pronti per il grande evento. I camerini del teatro sono così piccoli che era difficile non intercettare i volti dello spettacolo». Davanti ai loro occhi Francesco Renga, Paolo Rossi, David Garrett, il violinista di fama internazionale. «Vederlo è stata un’emozione assoluta. Poi, dopo un velo di trucco al secondo piano, eravamo pronti a calcare il palcoscenico».
E’ filato tutto liscio come l’olio tranne un piccolo intoppo. «La nostra esibizione era prevista per le 23, ma siccome nel gruppo c’erano anche dei minorenni (che non possono andare in onda oltre la mezzanotte), abbiamo rischiato di “saltare”», dice. Solo l’intervento di Finardi ha risolto il problema, anticipando il tutto di circa un’ora. Così, approfittando della pausa pubblicitaria, il gruppo, guidato dal 25enne veltellinese, si è messo in posizione. «L’impatto non è stato traumatico, non era la prima volta che ci trovavano davanti ad un così vasto pubblico». Nessuno sbaglio, la professionlità ha vinto anche sulla tenera età (gli 8 strumenti a corda avevano dai 12 ai 22 anni) e l’accompagnamento di «E tu lo chiami Dio» del cantautore, non poteva andare meglio.
«Un ringraziamento forte a lui, che ci ha trattato con profonda dolcezza insegnandoci che il successo non deve dare alla testa: piedi per terra e maniche rimboccate, sempre». Non è tutto gossip, quindi, l’evento della canzone italiana per eccellenza. «E’ solo ciò che aggiunge la produzione per fare audience che svilisce la musica, protagonista esaltata, di contro, da tante professionalità. Dietro le quinte sta un valente impianto tecnico e umano, presenze silenziose e invisibili capaci di esaltare davvero le note». Tornato a Milano la notte stessa, Pietro ha ripreso con le lezioni ai suoi piccoli allievi Rom. La semplice bellezza del quotidiano, in attesa, speriamo, di altre eccitanti sfide.
di Camilla Martina