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"Imprese che resistono" in tv: "Vogliamo essere pagati"

Sempre più difficile riscuotere i crediti. Le piccole e medie imprese lamentano la continua incertezza relativa ai pagamenti da incassare, dovuta alla contingente mancanza di liquidità
Gli imprenditori valtellinesi
Gli imprenditori valtellinesi

@BORDERO:TARABINI-DAVIDE @#@di DAVIDE TARABINI

Morbegno, 2 febbraio 2012 - «Grazie che mi hai pagato ». Questo si è sentito dire Roberto Riboldi, titolare della CLV (Costruzioni Lariane Valtellinesi s.rl.), impresa edile con sede a Morbegno, dal responsabile di una società che ha realizzato un'opera in subappalto per conto della sua ditta. «Sono rimasto senza parole » dice Riboldi, ma l'episodio racconta tutte le difficoltà che incontrano ogni giorno le imprese nella riscossione dei crediti per le prestazioni d'opera o per le forniture.

Anche tra le piccole e medie imprese locali serpeggia la crisi, soprattutto in relazione al tema della certezza dei pagamenti, tanto che oggi il saldo puntuale di una fattura non può più considerarsi "cosa normale" ma inizia a fare notizia. «Non vogliamo fallire per i nostri crediti» è lo striscione che il gruppo di imprenditori valtellinesi, aderenti a " Imprese che resistono", esporrà in occasione della serata aperta alla cittadinanza, prevista per questa sera a Morbegno, all'Auditorium S. Antonio (inizio 20.30), con collegamento in diretta nel corso della trasmissione tv di La7 "Piazza Pulita".

«Imprenditori, amministratori, direttori di banca, rappresentanti di categoria, dipendenti... Tutti sono invitati a partecipare perché siamo tutti sulla stessa barca» spiegano gli imprenditori del movimento che ha come referenti in Valle Patrizia Zanotta, titolare di "Welding" a Delebio, Ugo Schena con impresa individuale edile a Chiesa e Massimo Peccedi, "L'Albero" di Bormio" e si sta allargando fino all'Alto Lago e alla Valsassina. La mancanza di liquidità è uno dei primi problemi che affligge la piccola e media imprenditoria e che determina a cascata l'aggravarsi di altre situazioni di per sé già complicate.

Da quanto raccolto da questi imprenditori, molti settori sono in forte crisi perché il lavoro è fermo, come nell'edilizia o risente degli effetti negativi della globalizzazione con la delocalizzazione di commesse all'estero e il serio rischio di perdere opportunità di lavoro in conseguenza della difficile situazione riguardante la Dresser, storica realtà industriale di Talamona, cui ruota attorno un indotto economico, stimabile in circa 400 posti di lavoro.

Un'altra categoria fortemente penalizzata è quella degli autotrasportatori dove, ai già elevati costi di carburanti e strade, si aggiungono pratiche di lavoro che sfruttano i camionisti nei viaggi di ritorno, "obbligati" a sostenere il viaggio di rientro a prezzi irrisori, vittime di forme di concorrenza sleale. Bruno Ambrosini, con sede della propria attività a Dubino, propone di «pensare al più presto un prezzo minimo garantito e farlo rispettare». Lavorare in Italia è difficile. «Vado in Svizzera, ma porterò un cantiere anche a Tunisi se c'è la possibilità» dice Adriano Gusmeroli di Geolaghi Srl, impresa di palificazioni industriali con sede a Colico.

di Davide Tarabini

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