Tanti i fungiatt morti
Gli alpinisti: "Serve prudenza"
Dalle guide, dai grandi alpinisti della provincia arrivano le raccomandazioni e i consigli per chi va a funghi, fa scampagnate con troppo rischio
Morbegno, 31 agosto 2010 - "Il mondo della montagna sta cambiando. Un po’ di tempo fa scendevo per i sentieri del Masino, a mezza costa dopo un’ascensione: era febbraio, sui sentieri ad alta frequentazione c’era ancora ghiaccio, in certi punti in via di scioglimento e io avevo tenuto i ramponi. Per comodità e sicurezza. Era domenica: al mio fianco salivano gruppi di ragazzi e ragazze in scarpe da ginnastica".
Il commento che è una specie di “illuminazione” fulminante su quali siano le condizioni che favoriscono oggi l’incidente domenicale sulla mezza montagna è di Luca Maspes, sondriese, guida alpina, uno dei più forti alpinisti europei. Un erede della grande tradizione italiana, quella dei Walter Bonatti, Riccardo Cassin. La frase va a commento e a monito dell’incredibile stillicidio di tragedie che sta rendendo funesto per la Valgerola e tutta la Valtellina questo epilogo d’estate per i cercatori di funghi.
Dalle guide, dai grandi alpinisti della provincia arrivano le raccomandazioni e i consigli per chi va a funghi, fa scampagnate con troppo rischio. Michele Compagnoni, bormino, 31 anni, è un altro grande della montagna. Nel 2007 insieme a Karl Unterkircher altoatesino, poi scomparso sul Nanga Parbat, e il lecchese Daniele Bernasconi ha stupito il mondo con la prima salita in stile alpino della Nord al Gasherbum II, Himalaya, 8035 mt. Guida alpina e membro del soccorso, domenica era sopra Sondrio a cercare dispersi. "In questo periodo si trovano molti funghi - dice e i cercatori che mi capita di vedere sono anche equipaggiati nel modo giusto. Ma la sicurezza sta anche nel buon senso della gente. Se si sopravvalutano le propria capacità di dominare gli eventi, poi ci si trova in situazioni difficili, si rischia anche la vita. Andare in montagna è bellissimo ma ci sono cose alle quali si deve prestare attenzione: un passo sbagliato è sufficiente per farsi male, lasciarci la vita".
"La bassa montagna – chiarisce ancora Compagnoni, nipote di Achille, primo salitore del K2 – è ormai frequentatissima, viene tantissima gente e di conseguenza anche gli incidenti sono più frequenti, ma esiste un problema di “cultura della montagna”. La scuola sarebbe la sede migliore dove iniziare a parlare dell’ambiente che ci circonda, per creare confidenza, e rispetto, abituandosi ad andarci in montagna sin da giovani, in una ottica giusta e diversa". Giuseppe Lanfranconi abita a Livigno: ha 70 anni e arrampica ancora ad alti livelli, nel 1974 era coi Ragni di Lecco sul Cerro Torre, la prima salita ufficiale della montagna più bella e difficile del mondo. "Non rimprovero i cercatori di funghi – dice – la montagna è di tutti, ma i funghi spesso si trovano su pendenze: e anche un prato ripido al mattino, con la rugiada o se ha piovuto, è pericoloso, se scappa un piede. Servono le suole con “grip”, e se sali di traverso, puoi trovare comunque la zolla instabile, o le foglie. Se parti, puoi incontrare il salto, e non ti fermi".
di Danilo Rocca
02/12/2011 - Sondrio
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