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L'impegno dell'Unione pesca
Ecco il progetto Ecoidro

Iniziative di ripristino della funzionalità degli ecosistemi, attraverso la mitigazione delle criticità di tipo ambientale presenti e definire anche azioni di sostegno diretto alle specie ittiche di maggiore rilevanza naturalistica

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pescatore
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Sondrio, 29 aprile 2010 - Valtellina, Valchiavenna e Valposchiavo: un’area unica in Europa per la presenza di specie ittiche danubiane e mediterranee. "Si tratta di un ambiente favorevole proprio perché, per la presenza dello spartiacque in quest’area centrale delle Alpi, avete la fortuna di annoverare le specie di pesci presenti nei due bacini idrografici, uno che da Livigno va verso l’Austria e l’Est europeo e l’altro dalla Val Poschiavo e dalla Valtellina e Valchiavenna verso il sud d’Italia".

 

Pier Paolo Gibertoni, esperto ittico del "Mediterranean trout research group", che sta collaborando al progetto Interreg Ecoidro, con la Provincia, il Canton Grigioni e una serie di enti pubblici e privati coinvolti, spiega che le specie ittiche, anche di elevata valenza faunistica, caratterizzano gli ambienti acquatici meglio conservati. In altri casi, invece, una significativa presenza delle specie ittiche è possibile grazie ad iniziative di gestione diretta di tali specie attraverso ripopolamenti.

 

Ferma restando, quindi, la priorità di mettere in atto iniziative di ripristino della funzionalità degli ecosistemi, attraverso la mitigazione delle criticità di tipo ambientale presenti, risulta comunque necessario definire anche azioni di sostegno diretto alle specie ittiche di maggiore rilevanza naturalistica. L’Azione 7 ha dunque l’obiettivo di produrre in allevamento specie ittiche di elevata valenza faunistica e di immettere le stesse negli ambienti naturali di maggior pregio, ove tali specie necessitano di sostegno.

 

I Partner sono l’Ups, per quanto riguarda le attività in ambito ittico, il Parco Orobie Valtellinesi per attività che riguardano il gambero e la Regione Valposchiavo per le attività nella pescicoltura di Poschiavo. C’è inoltre il supporto tecnico, in funzione delle competenze specifiche, della Provincia di Sondrio e di Uninsubria. La produzione di novellame da ripopolamento sta avvenendo presso le diverse strutture del territorio ed in particolare nel Centro ittiogenico di Faedo in Valtellina e quello di Valposchiavo in Svizzera.

 

"Nel centro di Faedo – spiega il presidente dell’Ups Valter Bianchini -, abbiamo in allevamento circa un milione e mezzo di novellame, per un valore che si aggira sui 600mila euro. E’ importantissimo che questa produzione sia ormai garantita dalle certificazioni internazionali ed abbia ottenuto tutte le validazioni che, entro due anni, renderanno la nostra provincia completamente autonoma per i ripopolamenti che riporteranno o integreranno le razze autoctone di trota e il temolo".

 

Le specie prioritarie elencate nell’allegato II della Direttiva habitat, per le quali si stanno effettuando interventi diretti, sono la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus) e lo scazzone (Cottus gobio); quelle di particolare valore faunistico sono la trota fario (Salmo trutta trutta) ed il temolo (Thymallus thymallus). È inoltre previsto un intervento di recupero delle popolazioni di gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) in alcuni corsi d’acqua vocazioni del Parco delle Orobie Valtellinesi.

 

Un cronoprogramma intenso per allevare le specie ittiche autoctone è stato messo a punto dagli esperti. Per la trota marmorata, ad esempio, è stata prevista la riproduzione artificiale di soggetti selvatici presenti in natura e la creazione di uno stock di riproduttori in cattività, che consenta la produzione di significative quantità di novellame. La riproduzione del temolo sta avvenendo in maniera artificiale a partire da esemplari selvatici presenti in ambiente naturale: così si determina gradualmente la disponibilità di novellame da allevare per il ripopolamento dei corsi d’acqua che hanno vocazione per questa specie.

 

La trota fario mediterranea sconta gli effetti determinati dalle immissioni del cosiddetto ceppo atlantico, svolte negli ultimi decenni, che hanno inciso sul patrimonio genetico delle popolazioni di trote fario selvatiche. Quindi le operazioni di allevamento sono partite dall’acquisizione di materiale ittico geneticamente certificato come appartenente al ceppo mediterraneo, di provenienza appenninica. Questo materiale consente dunque la creazione in cattività di uno stock di riproduttori, che consentiranno nel corso degli anni di avere significative quantità di novellame ittico di elevata qualità. Oltre a trote e temoli, c’è un progetto a sostegno dello scazzone, una specie di rilevante valore faunistico.

di Paride Dioli


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