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di PARIDE DIOLI — SONDRIO — «URANIO da non perdere di vista...

di PARIDE DIOLI
— SONDRIO —
«URANIO da non perdere di vista. Ma il settore idroelettrico resta centrale e strategico. Non bisogna fare demagogia. Il giacimento della Val Vedello...
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2009-07-02
di PARIDE DIOLI
— SONDRIO —
«URANIO da non perdere di vista. Ma il settore idroelettrico resta centrale e strategico. Non bisogna fare demagogia. Il giacimento della Val Vedello è una risorsa del territorio e come tale va considerata».
Il nuovo presidente di Confindustria Sondrio, Paolo Mainetti, prosegue lungo il filone aperto dal suo predecessore Corrado Fabi, ma è prudente e si dice possibilista, ma senza pregiudizi. Ma c’è una novità: lo sfruttamento dei giacimenti non può essere disgiunto da valutazioni di impatto, in una parola, lega questo tema a quello dello sviluppo sostenibile, dal quale non si può prescindere.
«Il giacimento di uranio è una risorsa, non un problema. Questo non significa che domani dobbiamo metterci a estrarre – ha dichiarato infatti il presidente appena eletto dall’assemblea dell’Unione Industriali provinciale – significa, semplicemente, che non dobbiamo ignorare questo argomento o, peggio, demonizzarlo. È una risorsa sulla quale vale la pena di confrontarsi e discutere, in modo pacato e sereno, senza pregiudizi, mantenendo lo sviluppo sostenibile come stella polare della nostra progettualità di territorio».
Per quanto riguarda le energie rinnovabili, per Mainetti esse «significano sopralttutto settore idroelettrico. E’ un argomento sul quale Confindustria Sondrio ha insistito parecchio negli ultimi anni. Ci siamo sentiti anche un po’ isolati, come se fossimo solo noi a percepire la valenza strategica del settore. Ora la ricreazione è finita, non c’è più tempo da perdere. A partire dal 2010 alcune grandi concessioni di derivazione andranno in scadenza – prosegue il presidente – e se vogliamo che il territorio non rimanga tagliato fuori dobbiamo muoverci con fermezza e rapidità, giocando in attacco perché è una partita troppo importante. Ai nostri politici, quelli che operano sul territorio o a Roma e Bruxelles, chiediamo di elaborare con noi un modello di gestione delle risorse idroelettriche che, nella sinergia tra pubblico e privato, armonizzi in modo efficace le esigenze dei grandi produttori con quelle del territorio perché è finito il tempo dei sovraccanoni, delle risorse distribuite a pioggia.
Estrarre uranio dalle miniere e lavorarlo è un costo, smaltire le scorie e le sostanze inquinanti utilizate è un altro costo. La produzione energetica nucleare deve tener conto anche dei costi ambientali. Alla fine si spende di più di quello che si guadagna in termini di energia e, strada facendo, si inquina e non è vero che non vi sono emissioni di CO2 nell’atmosfera».
Due ingegneri, Sergio Zabot, direttore del settore produzione energetica della provincia di Milano e Carlo Monguzzi, consigliere dei Verdi in regione Lombardia, parlano apertamente della «illusione nucleare» nel libro che è stato presentato nella sala Vitali del Credito Valtellinese a Sondrio.
«La produzione dell´uranio – sostiene infatti Zabot - è un’attività mineraria e industriale piuttosto lunga e complessa che comporta tutta una serie di lavorazioni che richiedono l´utilizzo di combustibili fossili, di elettricità, di enormi quantità di acqua, di acido solforico e infine di fluoro, gas altamente velenoso e che provoca un effetto serra migliaia di volte più potente della CO2.
Solo le attività nel reattore non emettono CO2. Ma poi comincia la lunga e tormentata fase del ritrattamento del combustibile esausto, che dura decine e decine di anni con costi enormi in termini di uso di combustibili fossili ed elettricità per trasportarlo da un posto all´altro, riprocessarlo, condizionarlo, confinarlo in depositi provvisori, dato che in tutto il mondo non esiste ancora un deposito definitivo».
Il problema va spostato invece su un altro piano, quello del miglioramento delle tecnologie per l’utilizzo delle fonti rinnovabili.
«La verità è che l´efficienza energetica e le fonti rinnovabili sono in forte competizione con il nucleare – aggiunge l’ingegnere - e i sostenitori del nucleare mentono spudoratamente quando affermano che non c´è concorrenza tra nucleare ed efficienza energetica. Questa divergenza è destinata ad aumentare per due ordini di motivi: tutte le tecnologie dell´energia distribuita, comprese le tecnologie del risparmio energetico sono destinate inesorabilmente a diventare sempre meno care per via dei grandi volumi di produzione e dei miglioramenti continui che consentono di sfornare sempre più nuovi prodotti “più risparmiosi” dei precedenti. Questo non succede per gli impianti centralizzati e soprattutto per gli impianti nucleari che storicamente tendono a costare sempre di più, in contrasto con le cosiddette “curve di apprendimento delle tecnologie”. D´altra parte, dalla progettazione di un componente nucleare fino alla sua realizzazione passano talmente tanti anni che, anche quando si inventano nuovi prodotti e nuove tecnologie, non è possibile utilizzarli immediatamente e bisogna aspettare che entri in produzione una nuova filiera».
«Il mercato sta cominciando a riconoscere i benefici ottenibili con le tecnologie distribuite – aggiunge Monguzzi - sia in termini di profitti, sia per l´elevata ricaduta che questo comporta sui livelli occupazionali a livello locale. Il risparmio energetico, la produzione distribuita di elettricità e le fonti rinnovabili, in particolare, cominciano a mostrare il loro potere dirompente per sfondare barriere che fino a poco fa sembravano impenetrabili, riducendo drasticamente i costi e migliorando le prestazioni. Solo in impianti di cogenerazione, in Italia se ne stanno installando centinaia all´anno per una potenza di 4.000 MW/anno. Stanno peraltro emergendo nuove classi di tecnologie, alcune ancora immature come il solare termodinamico o le celle a combustibile alimentate a idrogeno, che sono destinate a rivoluzionare il mercato dei trasporti».









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