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Le associazioni naturaliste pronte a dare battaglia se il progetto di sfruttamento rimasto a lungo fermo tornasse a galla

«Troppo alti i costi ambientali per le scorie. E bassi i ricavi»

— PIATEDA —
URANIO: continuerà a rimanere sepolto nelle viscere delle Orobie o si passerà al suo sfruttamento per il nuovo piano energetico nucleare, varato dal Governo? Sar...
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2009-07-02
— PIATEDA —
URANIO: continuerà a rimanere sepolto nelle viscere delle Orobie o si passerà al suo sfruttamento per il nuovo piano energetico nucleare, varato dal Governo? Sarà questa l’incognita dei prossimi anni per Piateda e per tutta la provincia di Sondrio.
Sino ad oggi, si sa dell’interesse di una multinazionale australiana, la Metex, che aveva fatto richiesta di sfruttameento alla Regione Lombardia nel 2007.
In precedenza, prima del referendum che ha annullato nel 1987 la scelta nucleare, l’Agip Mineraria aveva condotto delle ricerche in loco impiegando circa 200 maaestranze.
L’ossido di uranìo presente nelle viscere della terra in alta Val Vedello, attorno ai 2000-2200 metri di quota, fa parte di un filone che arriva sino alle Orobie Bergamasche. Ma l’importanza del giacimento in questione è che le sue dimensioni sarebbero ben quattro volte superiori a quelle del filone posto sull’altro versante: circa 6000 tonnellate di minerale.
Attualmente sta proseguendo un monitoraggio acccurato. Alcuni ricercatori dell’Università dell’Insubria, con sede a Castellanza, nel Varesotto, si stanno dedicando all’ottimizzazione e alla messa a punto di metodi di analisi automatizzati e portatili e di valutare gli elementi di analisi più adatti, in termini di facilità di uso e costo, per un eventuale monitoraggio in continuo. L’équipe è formata da Carlo Dossi, Andrea Pozzi, Damiano Monticelli e Barbara Giussani dell’importante Dipartimento di Scienze Chimiche ed Ambientali.
Il progetto si propone di caratterizzare dal punto di vista chimico-analitico il rilascio di elementi chimici sia di quelli maggioritari che di quelli in traccia ed ultratraccia, nelle acque superficiali, suoli e piante di alto fusto. La ricerca è stata presentata nel corso del Workshop sulle ricerche naturalistiche in Valtellina, organizzato di recente dal Museo civico di Morbegno.
Ma secondo gli esperti lo sfruttamento di questa risorsa non sarebbe assolutamente conveniente, dal punto di vista economico, ma anche e forse soprattutto in termini di costi ambientali.
Paride Dioli









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