Sesto San Giovanni (Milano), 8 maggio 2017 - Ieri mattina ad Affori c’era la festa, quando Filippo Penati ha varcato la soglia della piccola sezione del Pd per vergare i moduli di iscrizione al partito. «Era la festa del quartiere, non per il mio tesseramento», ironizza subito il “vecchio” politico che, pur dopo aver navigato tra mille vicende politiche e giudiziarie, non riesce a nascondere la sua emozione il suo entusiasmo per una scelta che ha il sapore di un ritorno all’ovile. Da ieri mattina, dopo sei anni di assenza, Filippo Penati è tornato a essere un iscritto al Partito Democratico. Non lo era più dal settembre del 2011, quando venne cancellato, praticamente d’ufficio, dall’anagrafe degli iscritti al partito.

L’assemblea nazionale che lo mise fuori dalla porta dopo che era stato indagato per la vicenda di tangenti conosciuta come il Sistema Sesto. Ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia, a quei tempi era ancora vicepresidente del Consiglio regionale e braccio destro del segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani. Già un anno fa, all’indomani della conclusione dei processi suo carico, rifiutò la tessera che gli era offerta da Marco Esposito, segretario renziano del Pd di Sesto San Giovanni, la sua città.

«A quei non ero pronto, ma soprattutto chiedevo al partito nazionale che mi venisse restituito ciò che mi era stato tolto malamente con la cancellazione del 2011, la dignità di iscritto al partito - racconta -. Ringrazio tuttora il segretario del Pd di Sesto Esposito, perché è stato il primo a esporsi per la mia causa, ma allora era più importante che il Pd mi restituisse l’iscrizione del 2011». Oggi il rientro, che non è stato a Sesto San Giovanni, dove tra un mese esatto si terranno le elezioni per il nuovo sindaco e dove Penati, nei mesi scorsi era stato protagonista di un turbolento rientro in politica. L’ex sindaco aveva dato vita a una lista civica che ava dapprima tentato di entrare nella coalizione di centrosinistra e successivamente aveva provato a dialogare con le liste civiche.

Quando il Pd si è trovato proiettato in un congresso lampo, ha scelto di tornare alla finestra. Ha rifiutato le avances degli scissionisti di Pierluigi Bersani ed ha sposato la causa di Michele Emiliano. «Con Bersani siamo rimasti in ottimi rapporti, anche se ritengo un errore l’uscita dal Pd - ammette -, per questo ho creduto in Emiliano. Confido che con lui si possa portare avanti all’interno del Pd una collaborazione leale e quando serve critica. Ora Matteo Renzi ha una leadership forte, spero che la usi per dar vita a un partito fondato sul dialogo e sul pluralismo interno». Il suo obiettivo è tornare a lavorare in ambito milanese sui temi della Città Metropolitana.