Cologno Monzese (Milano), 19 marzo 2017 - Ottomila euro guadagnati, senza aver messo piede in ufficio. Succede a Cologno Monzese e a incassare l’indennità è, suo malgrado, l’ex vicesindaco azzurro Gianfranco Cerioli, che a novembre ha rassegnato le dimissioni. Suo malgrado perché, nei mesi scorsi, più volte aveva chiesto agli uffici comunali di non accreditargli le somme mensili. Addirittura aveva protocollato un documento al Prefetto, per non essere "precettato" dal sindaco Angelo Rocchi per continuare a far parte della squadra di centrodestra. Niente da fare. Da novembre a oggi, in tutti i verbali delle sedute di Giunta, il nome di Cerioli compare accanto alla dicitura "assente".

E, in quanto assente ma ancora assessore, l’emolumento è garantito. Il vicesindaco si era dimesso durante il braccio di ferro tra Forza Italia – all’epoca guidata da lui come commissario cittadino – e Lega Nord. Tanto che il consiglio comunale vide anche il passaggio di quasi tutti i consiglieri azzurri all’opposizione. Partito commissariato, crisi rientrata, da quattro mesi la Giunta è ancora senza un componente e senza vicesindaco. Cerioli aveva le deleghe ai Servizi sociali e alle Politiche della casa, le più pesanti in una città ad alta tensione abitativa. Nelle scorse settimane si sarebbe tentata una ricomposizione, per far rientrare il forzista nel team di Villa Casati. Tuttavia, la situazione si sarebbe definitivamente chiusa settimana scorsa con una riunione precipitata che già era stata preceduta da una lettera del sindaco ai vertici di Forza Italia, che diceva "Cerioli non lo voglio". Mentre la questione politica resta aperta, il Pd presenta un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale: 7.400,78 euro corrisposti per i mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio.

"Tutto ciò ha dell’incredibile – denuncia il capogruppo democratico Giovanni Cocciro – Ritieniamo che il comportamento del sindaco e dei dirigenti, ai quali è affidata la cura e la correttezza delle procedure amministrative, configuri una palese violazione di obblighi di legge". Eppure le dimissioni di Cerioli, ribadite in una seduta di Consiglio, erano state "inequivocabili e irrevocabili": "Non esiste che possano essere revocate – aveva spiegato, dopo aver consegnato la fascia tricolore – Sono dimissionario e quindi non sono più vicesindaco: ho protocollato un documento dove ho detto che dal giorno 8 novembre l’ufficio comunale preposto non deve neanche più accreditarmi lo stipendio". A luglio, per due mesi, anche le assessore di FdI Francesca Landillo e Gianfranca Tesauro avevano ricevuto indennità nonostante fossero dimissionarie, poi rientrate in Giunta.