Sesto San Giovanni (Milano), 1 dicembre 2017 - Parola d'ordine: brandizzarsi. Anche per un’attività storica, sul territorio da quasi 60 anni e arrivata alla seconda generazione di pasticcieri. Da pochi giorni la Pasticceria Camozzi ha lanciato sul mercato una sua linea di biscotti, con tanto di marchio e scatola, creata appositamente. «È solo un inizio. Dopo questa prova generale, pre natalizia, avremo la nostra linea di biscotti», annuncia Guido Camozzi, che imparò i segreti del mestiere in bottega da bambino, quando il padre Renato gli faceva mettere sulle torte e sulle paste le ciliegie candite.

«Non possiamo nasconderci che la crisi del commercio di vicinato è iniziata ormai dieci anni fa e coinvolge anche realtà artigianali come la nostra – ammette – L’unico modo che abbiamo di resistere è definire sempre di più la nostra identità e unicità. L’obiettivo è renderci sempre più riconoscibili». Sugli scaffali ci sono già i cookies alla vaniglia, biscotti di pastafrolla con burro e uova. La seconda linea, in arrivo, sarà quella dei cookies con le gocce di cioccolato. Il logo sulla scatola è quello ormai famoso, che da decenni si trova sulla carta arancione dei vassoi di paste. «Fu disegnato da mio papà Renato, quando il negozio nel 1959 era in via Giusti all’angolo con via Picardi, dove oggi c’è la banca – rivela Guido Camozzi – Al posto della corona c’era un cappello da pasticciere e il disegno della carta da pizzo che si usa per servire le torte. La calligrafia della firma è quella di mio nonno, che aveva prestato i soldi per pagare il primo anticipo dell’affitto del locale».

La storicità non basta, insomma, neanche per chi sta sulla piazza della Rondinella, da oltre mezzo secolo. «I commercianti devono sempre più essere piccoli imprenditori. Tra Amazon e la concorrenza delle grandi catene, dobbiamo cercare nuove strade. Tra poco ci troveremo a subire l’impatto devastante che avrà il raddoppio dell’Auchan. Noi abbiamo deciso di portarci avanti». Con una vera e propria linea di produzione, che mantiene la qualità del laboratorio Camozzi ma unisce numeri più elevati e un packaging da grandi marchi. Una produzione in serie, per uscire dai confini. «Mantenendo però la nostra sestesità».