Cusano Milanino (Milano), 8 ottobre 2017 - Una firma che lo stesso Comune “disconosce”. O meglio non riesce a decifrare. È questo l’ultimo elemento oscuro sul caso della riqualificazione di Palazzo Omodei, interrotta dopo il fallimento della società Riviera Srl dell’ingegnere Marco Bravi. Un fallimento che al Comune di Cusano Milanino costerà almeno 2 milioni di euro. Quella firma è stata apposta il 30 luglio 2014 da un “misterioso” funzionario del municipio per l’accettazione del contratto di fideiussione che avrebbe dovuto garantire l’esecuzione dei lavori per ben 2 milioni di valore. Solamente una volta fallita l’impresa, la fideiussione si è rilevata irregolare e dunque non incassabile per il Comune che ora è costretto a procedere al completamento delle opere con i soldi del bilancio pubblico. A svelare questo ultimo dettaglio nell’annosa questione di Palazzo Omodei sono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Marco Fais e Benedetto Pallotti, che già nel giugno scorso avevano presentato un esposto alla Procura della Repubblica accusando il vecchio sindaco Lino Volpato di aver modificato la convenzione originale del 2003 che impegnava la società Riviera a completare Palazzo Omodei prima delle opere di edilizia privata che stava realizzando nell’area ex Cia.

Secondo i 5 Stelle la modifica della convenzione votata dall’amministrazione di centrosinistra nel 2007 ha favorito l’imprenditore. "Che le vecchie amministrazioni comunali abbiano responsabilità pesantissime nel fallimento dei lavori di Palazzo Omodei emerge dagli atti, ma di certo non ci saremmo aspettati di trovarci dinanzi a un giallo - hanno spiegato i grillini -. Abbiamo ottenuto l’accesso a tutti gli atti e ci siamo imbattuti nel documento con il quale nel 2014 il Comune ha rinnovato la fideiussione a garanzia dei lavori. Ebbene quel documento è siglato da un funzionario con una firma irriconoscibile. Abbiamo chiesto al sindaco Gaiani di chiarirci chi fosse, ma la risposta è stata sconcertamte: a loro risulta sconosciuta".

Il rinnovo della garanzia era stato eseguito dopo che il Comune di Cusano aveva chiesto alla Banca d’Italia un parere in merito alla regolarità della società proposta dal costruttore Bravi. "Il parere della Banca d’Italia era stato chiaro - dicono i consiglieri -, la società proposta non era iscritta al registro delle società abilitate a lavorare con gli enti locali, dunque le garanzie sarebbero state irregolari. Ma hanno proceduto comunque. È incredibile che oggi non si sappia quale dirigente o funzionario aveva portato avanti quella pratica".