Cusano Milanino (Milano), 17 luglio 2017 - La vicenda di palazzo Omodei finisce in tribunale. A portarcela sono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle che nei giorni scorsi hanno depositato un dettagliato esposto alla procura, ipotizzando un danno per i cusanesi. "Tutto è partito da uno spunto che ci aveva dato un nostro concittadino – raccontano i grillini -, l’ingegner Zeffiro Zanca, che purtroppo non è più tra noi. Il suo merito è stato spiegarci come la convenzione tra il Comune e la società Riviera, il cui amministratore unico era l’ingegner Marco Bravi, fosse stata cambiata negli anni, apparentemente a svantaggio del Comune". Gli elementi su cui si fonda l’esposto sono molti, ma il M5S punta soprattutto su uno: il peggioramento degli accordi tra Comune e operatori privati, che si sarebbe concluso con un danno economico e di servizi per la città.

Infatti, come era stato suggerito dall’ingegner Zanca, la convenzione firmata nel 2003 dalle parti, aveva subito una modifica nel 2007. "La prima stesura del testo prevedeva che le palazzine private ricevessero l’agibilità e l’abitabilità solo a seguito del completamento delle opere pubbliche – afferma il consigliere comunale Marco Fais -, dopo 3 anni si stabilì diversamente, e cioè che alcuni lavori per i cittadini potessero essere terminati anche dopo l’emissione dell’agibilità e abitabilità per gli immobili privati. Una variazione priva di senso. Non è stato tutelato il patrimonio comunale: è stato come avere il coltello dalla parte del manico e girarlo contro se stessi".

I grillini tirano in ballo l’amministrazione comunale della legislatura 2004-2009, quando sindaco era Lino Volpato. Come dire, se oggi Palazzo Omodei non è stato riqualificato è anche a causa di quella modifica. Soprattutto, oggi il Comune dovrà finire i lavori, pagando di tasca propria. E qui si introduce il secondo tema scottante: quello delle fideiussioni. Come previsto dalla legge, l’operatore privato presentò al Comune due fideiussioni a garanzia dei lavori. Una bancaria da 300mila euro e una assicurativa, sottoscritta con la la Global Fin. Igea, società che a quanto pare non era abilitata al rilascio di certificati di garanzia con nti pubblici. Quando la società dell’ingegner Bravi è fallita, è stata subito incassata dal Comune la garanzia da 300mila euro, ma quella da 3,3 milioni rimane non incassabile. "Abbiamo chiamato Banca d’Italia – dicono i grillini - in 5 minuti ci hanno detto che quella società non era autorizzata. È mai possibile che nessuno tra tecnici comunali e politici si sia mai accorto che stavano firmando della carta straccia?". Lo stesso attuale sindaco Lorenzo Gaiani, nei mesi scorsi aveva comunicato di aver depositato un esposto su questa vicenda a tutela del Comune.