Cologno Monzese (Milano), 18 marzo 2017 - "Perché chiudere la scuola? Abbiamo bisogno di imparare l’italiano, noi viviamo bene qui". "La scuola è un grande progetto". "Abbiamo bisogno di imparare l’italiano per lavoro". "La scuola mi ha aiutato a integrarmi nella comunità. In cambio, io ho raggiunto ottimi risultati nel mio lavoro. E con il mio lavoro contribuisco allo sviluppo della società italiana". Sono le testimonianze dei migranti, che giovedì sera sono state raccontate nell’auditorium di via Petrarca, dove centinaia di colognesi si sono ritrovati per dire "no" alla chiusura del centro donne e della scuola di italiano per stranieri, decisa dall’amministrazione di centrodestra. Da agosto i servizi comunali, che costano complessivamente 40mila euro all’anno, non saranno più appaltati. Eppure il centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) di Cinisello Balsamo aveva proposto di farsi carico della spesa, aggiungendo anche 400 ore di corsi: in cambio, chiedeva al municipio soltanto la sede. La risposta fu picche e la convenzione non fu quindi firmata.

"Il vero motivo alla base della scelta dell’amministrazione è solo politico. Non è economico", la denuncia della serata di solidarietà a due servizi che esistono da decenni sul territorio e che, negli anni, sono diventati anche esempio di buona pratica per diverse città limitrofe. La scuola di italiano è presente dal 1992 e ha visto 3.500 iscritti, mentre il centro donne c’è dal 1999 e ha visto passare 1.800 persone tra laboratori, momenti di socializzazione, gite. Sono state proiettate le interviste degli studenti, le immagini delle attività, le slide con i numeri e la storia dei servizi, raccontata dalle operatrici e fondatrici dei centri. In sala anche diverse associazioni ed esponenti politici.

"L’altra sera c’erano tante persone. Ora il comitato si riunirà martedì sera per definire i prossimi passi. Sicuramente andremo avanti con le proteste - annuncia Loredana Verzino, capogruppo di Cologno Solidale Democratica -. Stiamo valutando ogni possibilità". Anche quella di un consiglio comunale aperto, principalmente sulla scuola ma toccando tutti i servizi "che hanno subito attacchi da questa amministrazione", come ad esempio l’Informagiovani. All’auditorium era presente anche Silvia Fossati, consigliere regionale della civica Ambrosoli: una partecipazione dopo aver visto il volantino dell’assemblea sui social network. Intanto, continua la petizione per sostenere i due servizi. Solo l’altra sera sono state raccolte circa 120 firme contro la chiusura di scuola e centro donna, che si aggiungono alle altre 200 registrate in settimana ai mercati. L’obiettivo è arrivare almeno a 1.000 adesioni.