Via libera al Piano con i soli voti della maggioranza: neanche tutti e poco convinti. I proprietari dell'area sono i grandi accusatori del "sistema Sesto"
di Laura Lana
Sesto San Giovanni, 22 febbraio 2012 - Sarà anche come dice il capogruppo Andrea Rivolta, che la maggioranza Pd non aveva nessun dubbio sulla ratifica della variante del Piano Marelli. Eppure quattro consiglieri democratici la delibera presentata d’urgenza l’altra sera non l’avrebbero voluta votare. Umberto Leo, presidente della commissione Urbanistica, si è detto «attanagliato», con «più dubbi che certezze». Non ha dormito la notte, ma alla fine ha detto sì, come i compagni di banco Sel e Idv. Tra i voti favorevoli, anche Pasquale Senzamici del Gruppo Misto.
«Sono stata tentata di astenermi — ha confessato Stefania Di Pietro — Il piano ha mancanze che mi lasciano perplessa». Stesso ritornello per Lorena Croatto: «Bisognerà iniziare a dire stop al consumo di suolo. Le riconversioni devono integrarsi con il territorio. Una buona fetta di terziario diventa residenziale: non sarà garantita un’occasione di sviluppo e lavoro». L’ultima democratica che avrebbe preferito sospendere l’iter è Chiara Pennasi: «Ho le stesse riserve che avevo espresso per il Piano Falck. Per il contesto e la qualità del progetto». Il contesto è l’indagine giudiziaria sulle presunte mazzette. Un quadro ancora più complicato, perché l’area dismessa dove un tempo sorgeva l’Ercole Marelli vede tra i proprietari Giuseppe Pasini e Piero di Caterina, i due grandi accusatori dell’inchiesta. «Non si può prescindere da questa vicenda — commenta Pennasi — Se il piano Falck è di qualità, qui fatico a trovare eccellenze. Ci siamo chiesti se c’è bisogno di questo progetto? C’è un’utilità pubblica?».
Alla fine la risposta è stata affermativa. Ma solo per «riempire un vuoto urbano che dura da troppo tempo». Sotto accusa è andato un sistema intero. Leo, Di Pietro, Croatto e Pennasi l’hanno ripetuto tutti: «Bisogna cambiare il modo di fare urbanistica a Sesto. Siamo davanti a un percorso non giusto, molto pasticciato e confuso». Mal di pancia anche per Rifondazione, che si è astenuta nonostante all’Urbanistica ci sia proprio il suo assessore Demetrio Morabito. «Ci sono punti positivi ma altri non ci convincono — spiega il capogruppo Silvio La Corte — come la residenza eccessiva, mal posta e con una percentuale di convenzionata in affitto troppo bassa». Astensione anche per il Pdci di Andrea Scacchi: «Ci hanno venduto sogni in questi anni. Il Piano è andato a sbattere contro un’inchiesta. Questo non è un elemento di contesto, è parte della discussione».
Se il Pd si spacca, il Pdci ce l’ha con l’Idv: «Vota contro il Piano Falck a causa dell’inchiesta ma a favore di questo che è oggetto di indagine. È contraddittorio». Approvato nel lontano 2003, il Pii Marelli doveva portare prima la sede centrale di Banca Intesa e poi Sky tv. La prima se ne andò a Torino, la seconda a Santa Giulia. Un decennio di occasioni mancate, dopo le pensate in grande dell’era Penati. La città della comunicazione, l’università, le aziende come Impregilo, Oracle, Abb, Alstom e Medtronic, quella dei peacemaker per Ciampi, Berlusconi e Amato. Rispetto allo scorso decennio, si è volato più basso.
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