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Istituti professionali
a rischio chiusura

La riforma cambia gli istituti professionali così come li conosciamo: la qualifica tecnica si prende al quinto anno, assieme alla maturità. Un duro colpo all'inserimento diretto nel mondo del lavoro

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L'esame di maturità (foto Businesspress)

Sesto San Giovanni, 22 ottobre 2010 - Istituti professionali statali a rischio chiusura. Almeno così come li abbiamo conosciuti finora, con la qualifica al terzo anno e la possibilità di proseguire fino al quinto e prendere la maturità. Tutta colpa della riforma che da quest’anno elimina quel primo step, fondamentale per tutti quei ragazzi che sui banchi scalpitano ma desiderano avere un pezzo di carta per entrare nel mondo del lavoro. Le prime classi attivate quest’anno infatti andranno avanti fino alla quinta.

Un addio alla qualifica che ha disorientato i genitori del Ferraris, l’istituto sestese di via Livorno che fino all’anno scorso forniva tre percorsi distinti (meccanica, elettronica) confluiti nell’unico «Manutenzione e assitenza tecnica». «Quest’anno siamo riusciti ad attivare una classe prima da 30 studenti — spiega la professoressa Raffaella Aragona, responsabile dell’orientamento dell’istituto tecnico Spinelli, cui fa capo l’istituto professionale —, ma effettivamente il reclutamento si fa difficile». A rischio, nell’ipotesi peggiore, la sopravvivenza stessa dell’istituto. Davanti alla formula piena dei cinque anni il genitore finisce per dirottare il proprio figlio verso una scuola più qualificata, un tecnico, oppure verso i cirsi di formazione professionale dell’ordinamento regionale. Questi sì della durata di tre anni. «Proprio per questo stiamo valutando l’ipotesi di dirottarci verso i corsi di formazione e istruzione professionale regionali — proseguono ancora la prof Aragona e il preside dello Spinelli Antonio Valentino —. Stiamo ancora decidendo».

Una soluzione che potrebbe garantire la continuità degli istituti e che, in modo lungimirante, è già stata fatta al Montale, il professionale del Parco Nord. «Nessun effetto negativo della riforma qui da noi — spiega il vicepreside Pietro Sciscio —, anzi siamo riusciti ad attivare una prima classe in più rispetto all’anno scorso». Una di queste è proprio quella del corso integrato con la Regione: «I docenti sono statali, obiettivi e ordinamento sono regionali — prosegue il prof —. L’abbiamo fatto per allargare l’offerta formativa e i genitori l’hanno capito».

di Valentina Bertuccio D'Angelo

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