Sesto San Giovanni (Milano), 19 marzo 2017 - Ci sono i macchinari strani, ritrovati nelle cantine di chi per far spazio li ha dati via. Ci sono poi i cimeli degli anni Settanta e Ottanta, i mangianastri con la plastica colorata e la tracolla. Non mancano i micro cd, come quelli di 10 pollici. E nemmeno i giocattoli per bambine, come le bambole con i dischetti “parlanti” da inserire nella schiena. Un viaggio lungo 160 anni tra tecnologia, gadget e pezzi rari nel Museo della Musica, inaugurato in via Picardi 40 da Antonio Siciliano. Un’esposizione di macchine e dischi a partire dal 1857 fino ai giorni nostri in un magazzino sotterraneo, che sarà aperto su prenotazione.   "Anni  fa, questo era il mio rifugio. Lo usavo come sala prova – racconta Siciliano -. Ora ho deciso di riempirlo con la mia collezione privata. In verità, il materiale che ho conservato avrebbe bisogno di uno spazio grande quattro volte questo". Così, il locale di via Picardi diventa "una provocazione per l’amministrazione comunale, per fare finalmente qualcosa in questo settore. Io sono disponibile a mettere il mio materiale, ma c’è bisogno di un luogo adatto. E ci sarebbe. È proprio qui dietro, l’ex discoteca La Rocca".  

Siciliano, che da anni gestisce le sale prova comunali di SpazioArte, ha iniziato a collezionare pezzi da quando aveva 6 anni, come dimostra una foto in bianco e nero attaccata alla parete (foto). A casa, bambino, si diverte con il registratore che compare ora in mostra. "Quello era l’angolo di mio padre, con il televisore, la radio e il registratore a bobina, dove io ho iniziato. Papà l’aveva comprato nel 1957 da Carminati, lo storico negozio di strumenti musicali di via Picardi. Costava 40mila lire, che all’epoca erano più stipendi di un operaio. Non era un musicista. Era più un appassionato di tecnologia». C’è anche l’amplificatore di marchio Marantz, «regalo per l’attestato di terza media", ancora funzionante. 

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falseMa la storia inizia da ben più lontano: 160 anni fa, quando non era possibile registrare, ma solo ascoltare o stampare lo spartito. "Questo è un fonografo, come quelli inventati da Edison. Con un microfondo e un cilindro di cera si incideva, mentre la macchina girava. Molti pezzi sono donazioni. ‘Visto che tu ti occupi di musica’, mi dicono prima di rifilarmi qualcosa". Come un mignophone del 1924, il più piccolo fonografo dell’epoca. 

"Poi ci sono i mercatini. La gente che butta via un sacco di oggetti, senza conoscerne il valore storico ed economico". Così, a una bancarella, per 10 euro Siciliano ha acquistato un vecchio registratore con tecnologia a filo acciaio Minifon Special. "Lo volevano buttare. Mi sono detto ‘Se ci sono dei bottoni, serviranno a qualcosa’. Quando l’ho aperto ho capito. Veniva usato ai primi del ‘900 dai servizi segreti russi. Dentro c’era una registrazione, dove una bambina parla di un Natale in famiglia". Il progetto è agli inizi, ma ha già trovato sostenitori d’eccezione. "Claudio Miotto, che organizza corsi Sony per l’assistenza suoni, se n<WC>’<WC1>è innamorato e sarebbe pronto a dare una mano".