Bollate (Milano), 7 ottobre 2017 - Non è bastato farsi crescere un po’ la barba per camuffare il volto. Quando gli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Bollate hanno visto le immagini diffuse dalla polizia di un uomo che camminava per strada dopo aver tentato di abusare di una bambina, lo hanno riconosciuto subito: «Quello è Sergio Marziano» e hanno informato la Questura di Milano. C’è anche la loro attività dietro all’arresto del pedofilo accusato di aver molestato una bambina di 6 anni nella Chinatown di Milano.

Nel reparto dei sex offenders del carcere di Bollate il 42enne ha scontato la pena di 4 anni e 3 mesi per tentata prostituzione minorile e corruzione di minorenni e fatto un percorso psicoterapeutico specifico. Difficile dimenticare il suo volto. «Le immagini diffuse tramite social e web dalla Procura della Repubblica e dagli organi di polizia hanno consentito al personale di polizia penitenziaria di riconoscere il soggetto, in quanto ex detenuto scarcerato nel gennaio 2016 – racconta Salvatore Maria Aloise, segretario provinciale del sindacato Uilpa di polizia penitenziaria – Gli agenti del reparto dopo aver riconosciuto il soggetto e ricavato le informazioni al fascicolo si sono coordinati con i colleghi delle altre forze dell’ordine al fine di assicurare alla giustizia il ricercato, sospettato di aver abusato di una minore». Un recidivo per il quale già anche al momento della scarcerazione dal carcere di Bollate era stata chiesta una misura di sicurezza perché ritenuto ancora «socialmente pericoloso», poi disposta dal magistrato di sorveglianza.

Un predatore seriale per il quale il percorso psicoterapeutico specifico è stato inutile, come dimostra l’ultimo episodio. «Possiamo affermare senza ombra di smentita che gli esperti di Bollate avevano già visto lungo – commenta Gian Luigi Madonia, segretario regionale del sindacato – Le attività e il contributo dato nelle operazioni di cattura meritano la massima attenzione da parte di chi detiene responsabilità. L’auspicio è quello che il comandante del reparto e il direttore della casa di reclusione di Bollate adottino ogni misura utile per premiare e certificare la professionalità degli iniziatori e protagonisti di questa importante operazione di polizia». Un auspicio diventato realtà. Proprio ieri mattina il direttore del carcere di Bollate, Massimo Parisi, ha istruito una «pratica di ricompensa» per gli agenti di polizia penitenziaria e un educatore del reparto, «conferire la lode o l’encomio ora spetta ad una commissione ad hoc costituita presso il ministero di Giustizia. I nostri agenti sicuramente hanno dimostrato professionalità e competenza e meritano una ricompensa».