Busto Arsizio, 14 settembre 2017 - Ci sono le ipotesi di inquirenti ed esperti. E poi ci sono quelle della gente, di chi conosceva Vito Clericò e non vuole credere che lui, uomo dalla vita “senza macchie”, abbia ucciso Marilena Rosa Re. Ma, soprattutto, che abbia agito da solo, senza l’aiuto di complici. «Spesso lo incontravo per strada - racconta una conoscente - di certo non è un uomo grande e forte, aveva anche qualche problema a muoversi. Mi sembrava fragile. Non è possibile che abbia ucciso e sepolto quella donna da solo». Insomma, secondo molti Vito ha un complice. Una persona che ora, con il suo silenzio, vuole proteggere. Un complice che ha agito con lui e che è stato più abile di lui a nascondere prove ed indizi. Ma sono solo ipotesi, per il momento l’unica indagata a piede libero (solo per il reato di sequestro di persona) è la moglie Alba Antonetta De Rosa. E l’arma? Gli esperti l’hanno cercata nell’orto e hanno eseguito rilievi anche sugli attrezzi da giardino. Nelle prossime ore gli inquirenti potrebbero tornare nella villa sotto sequestro di Vito Clericò, in via Livorno a Garbagnate Milanese, per un ulteriore sopralluogo. Gli investigatori ipotizzano che Marilena sia stata uccisa con un coltello o con un oggetto affilato, provocando la fuoriuscita di schizzi di sangue che hanno sporcato i pantaloni indossati da Clericò. Potrebbe essere stata sgozzata e, una volta uccisa, l’uomo le avrebbe mozzato la testa. Sarà l’autopsia a stabilire l’eventuale presenza di ferite su altre parti del corpo. Tra i tanti punti interrogativi sull’atroce delitto, anche quello della decapitazione. Perché mozzare la testa, che non è stata ancora rinvenuta? Perché nasconderla in un altro punto, forse un cassonetto dell’immondizia, rispetto al terreno dove è stato trovato il corpo, moltiplicando il rischio di essere scoperto? Forse Clericò voleva rendere irriconoscibile il cadavere, inconsapevole che le moderne tecnologie e l’analisi del Dna consente di dare un nome a resti sepolti da anni.

Appare «priva di senso» anche la decisione di seppellire il cadavere nel suo orto, con la consapevolezza che per via del denaro affidatogli da Marilena Re Clericò sarebbe stato il primo nella lista dei sospettati. Forse aveva in programma di riesumarlo, una volta calmate le acque, e trovare un nuovo nascondiglio nel vicino Parco delle Groane. Poco razionale anche la scelta di mentire a investigatori e inquirenti sugli spostamenti il giorno della scomparsa di Marilena, raccontando di averla accompagnata alla stazione di Garbagnate Milanese. Dichiarazioni subito smentite dall’analisi delle telecamere installate tra Castellanza e Garbagnate, attraverso le quali è stato possibile ricostruire il suo vero tragitto. Infine la scelta di negare, anche di fronte alle analisi che hanno accertato che il sangue trovato sui pantaloni è compatibile con il profilo genetico di Marilena: «Non so come possa essere finito lì».