Garbagnate Milanese, 5 ottobre 2017 - È stata uccisa perché voleva indietro i soldi di un prestito, colpita alla testa e al volto, probabilmente a calci e pugni, forse dopo essere stata strangolata, poi decapitata e infine, sepolta nell’orto del suo assassino, a Garbagnate, alle porte di Milano. È questa l’ipotesi che si va delineando nella ricostruzione del delitto di Marilena Rosa Re, la 58 enne promoter di Castellanza uccisa dal reo confesso Vito Clericò, 65 anni. A fornire la ricostruzione dei fatti attraverso alcuni nuovi elementi è l’autopsia effettuata ieri mattina sui resti del suo cranio, all’Istituto di Medicina Legale di Milano.

Secondo quanto emerso dai primi accertamenti medico legali, confermati dalla Procura di Busto Arsizio che coordina le indagini, la donna è stata colpita numerose volte alla testa e al volto. Il suo assassino, che ha spesso cambiato versione sui fatti del 30 luglio, giorno in cui Marilena scomparve da casa, a detta dell’avvocato che lo difende soffre di problemi psichiatrici. A lungo in cura con farmaci specifici, avrebbe interrotto la terapia ad aprile. Più che probabile, dunque, la richiesta di perizia sulla sua capacità mentale. Cornice della vicenda, i cospicui prestiti che Clericò e sua moglie avrebbero chiesto ed ottenuto da conoscenti e colleghi, compresa un’anziana donna ospitata e accudita nella villa della coppia a Garbagnate, fino alla sua morte. 

«A quanto mi risulta dall’autopsia sul cranio della vittima sono evidenti fratture facciali, non è ancora chiaro se da colpi inferti ante o post mortem», ha spiegato il legale di Clericò Franco Rovetto. Ulteriori esami accerteranno se l’aggressione sia avvenuta a mani nude o a calci, come pare, escludendo l’ipotesi dell’uso di un oggetto pesante. Secondo il legale, per chiudere il cerchio sul delitto, sono necessari gli accertamenti dei Ris sul Dna delle ossa spuntate dall’orto di Clericò l’11 settembre.

Proseguono intanto gli accertamenti dei carabinieri di Busto Arsizio e Varese sul denaro passato nelle mani di Clericò e della moglie Alba De Rosa, indagata in concorso con il marito per il sequestro della promoter. Trentamila euro sarebbero arrivati da un ex collega di lavoro, il quale per riaverli aveva messo in moto il pignoramento della parte di villetta intestata alla donna, nel 2013, cancellato nel 2016 dopo il risarcimento (forse con parte dei 90mila euro prestati proprio dalla vittima). Prima ancora, i coniugi avevano ottenuto un prestito da un’anziana che avevano accolto in casa, poi deceduta. Per avere certezze sulla fine della donna, «bisognerebbe riesumare il cadavere, ma questo ci allontanerebbe dalla vera vicenda da indagare, la morte di Marilena», conclude l’avvocato.