Garbagnate (Milano), 4 ottobre 2017 - L'orto di via Volta resta sigillato e sotto sequestro. Qualcuno ha riposto un nuovo mazzo di fiori, coloratissimi lilium al posto delle rose bianche ormai appassite. Forse sono stati proprio i famigliari di Marilena Rosa Re, 58 anni, la promoter di Castellanza che in quell’orto è stata uccisa e decapitata per mano di Vito Clericò, 65enne di Garbagnate Milanese, a portare quei fiori. Gli inquirenti ieri mattina hanno smentito la notizia di nuovi scavi nell’orto e nelle vicinanze della villa e soprattutto il ritrovamento di altri resti umani che non appartengono a Marilena Re.

I rilievi degli inquirenti si sono conclusi da giorni, gli ultimi oggetti prelevati dall’orto di Vito Clericò sono stati consegnati dagli esperti del Labanof, laboratorio forense di antropologia di Milano, ai carabinieri del Comando provinciale di Varese. Proprio ieri sono iniziati gli “accertamenti tecnici irripetibili” chiesti dalla Procura di Busto Arsizio sul navigatore di Clericò, sequestrato nella sua villa per cercare di ricostruire gli spostamenti dello scorso 30 luglio, giorno della scomparsa da casa di Marilena, e accertare se quanto raccontato dal reo confesso nell’ultimo interrogatorio corrisponde alla verità. Oggi all’istituto di medicina legale di Milano saranno eseguiti gli esami sulla testa ritrovata in un’area boschiva a 800 metri dalla villa di Clericò.

Gli avvocati del 65enne, Daniela D’Emilio e Franco Rovetto, hanno nominato come consulente di parte Massimo Corlianò. I risultati degli accertamenti daranno indicazioni sull’arma usata dal presunto assassino per decapitare Marilena Rosa Re e sulle modalità. Il movente del delitto resta quello dei soldi dati dalla Re a Clericò e alla moglie Alba De Rosa, indagata per sequestro di persona, anche se dalle indagini, coordinate dal pm Rosaria Stagnaro, emerge che la promoter non aveva affidato alla coppia 96.000 euro per sottrarli al fisco.

Anzi, la promoter avrebbe richiesto indietro il prestito fatto ai Clericò proprio perché voleva sanare la sua posizione con l’Agenzia delle Entrate in seguito al fallimento di un’attività professionale di famiglia. La coppia però i soldi li aveva spesi e questo sarebbe il movente che ha spinto Clericò, reo confesso, a uccidere la donna il 30 luglio scorso.