Garbagnate Milanese (Milano), 12 settembre 2017 - "Siamo sconvolti". Scuote la testa Luca Buzzi, figlio di Marilena Rosa Re, la promoter 58enne di Castellanza scomparsa lo scorso 30 luglio. La notizia del fermo dell’amico di famiglia Vito Clericò, 64 anni, di Garbagnate Milanese, sospettato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere della donna, ha colto tutti di sorpresa. "Non abbiamo voglia di parlare - continua Luca - cercate di capire, magari nei prossimi giorni. Siamo stati massacrati sui social". In compagnia di un amico esce dalla sua abitazione di via Principessa Mafalda a Garbagnate, dove vive anche la nonna, raggiunge la sua auto e, prima di allontanarsi, si ferma per qualche istante. "L’abbiamo saputo domenica sera, tardi, hanno sbattuto tutti fuori di casa", aggiunge il figlio riferendosi all’abitazione di Castellanza doveva Marilena viveva con il marito Carlo, che è stata posta sotto sequestro per compiere gli accertamenti necessari a chiarire alcuni aspetti della vicenda. 

"Conoscevo di vista l’uomo che è stato fermato ma mio papà lo frequentava, hanno fatto anche la salsa insieme", racconta. Vito Clericò dunque non era uno sconosciuto per Marilena e la sua famiglia. Era molto più di un vicino di casa. La donna si fidava di lui e della moglie (la donna non è indagata) tanto che nel 2014, quando viveva ancora a Garbagnate Milanese, aveva consegnato loro 90mila euro in contanti perché li custodissero. Anche la casa di Clericò, una villa in via Livorno 9, è stata posta sotto sequestro per ulteriori ricerche e rilievi. Ieri, all’alba, dopo il fermo di Clericò gli inquirenti hanno messo sigilli al cancello e alla porta d’ingresso, ma da quelle parti investigatori e cani molecolari sono già passati. Le colleghe della promoter che avevano aperto la pagina Facebook “Marilena dove sei?” per sostenere familiari e inquirenti nelle ricerca della donna scrivono: "Abbiamo sperato fino alla fine, ma purtroppo...che giustizia sia fatta". Hanno lanciato decine di appelli, si sono incontrate anche fisicamente, davanti al centro commerciale Carrefour di Limbiate, diffondendo volantini con la fotografia di Marilena. Fino all’ultimo hanno sperato in un allontanamento volontario, in un momento di sconforto. Ma, alla fine, si è avverata la peggiore delle ipotesi, quella di un omicidio con occultamento di cadavere. Su Facebook si sono anche rincorse illazioni, voci e ipotesi che non sono piaciute ai familiari di Marilena. Persone che, fin dal primo giorno, hanno scelto la strada della riservatezza, hanno preferito rimanere in silenzio, senza lanciare appelli, attendendo i risultati del lavoro di investigatori e inquirenti. Una famiglia, come ha spiegato Luca Buzzi, "massacrata sui social".

E la figlia di Marilena, Eleonora, ha scelto proprio Facebook per pubblicare una citazione, che riassume il suo stato d’animo: "La tristezza peggiore è quella improvvisa, quella che arriva senza un motivo. Sentirsi il vuoto dentro e non riuscire a colmarlo. Sentirsi così fragili da morire dentro". Una tragedia vissuta anche dal fratello di Marilena, Luigi Antonio Re, che abita a Nerviano, nel Milanese. "Non frequentavo assiduamente mia sorella - spiega - è una tragedia che ha colpito tutti. Se è stato lui almeno ci faccia sapere dove ha nascosto il cadavere, per poter dare a Marilena una degna sepoltura in questo momento di grande dolore".