Bollate (Milano), 1 ottobre 2017 - Passa attraverso i bambini dai 3 ai 36 mesi un’inedita esperienza di integrazione e inclusione nel carcere di Bollate. All’avanguardia per il trattamento dei detenuti, è proprio nell’istituto di pena alle porte di Milano che è stato aperto l’asilo nido Blubaobab, gestito dalla cooperativa sociale Stripes. Un caso unico all’interno di una casa di reclusione che ospita 1.200 detenuti: ventiquattro bambini, figli di agenti di polizia penitenziaria, di detenute ma soprattutto di famiglie del territorio, con un’offerta pedagogica innovativa all’insegna dell’educazione e della sostenibilità ambientale. Nell’equipe, accanto ad educatori e pedagogisti, c’è anche Artù, un cane Bovaro del Bernese, vero e proprio “pet therapist” a quattro zampe. C’è l’orto didattico realizzato dai bambini in cui si sperimenta un percorso di conoscenza e di scoperta di frutti e ortaggi. Ci sono i cavalli del maneggio aperto in carcere dall’associazione Salto Oltre il Muro. E un grande giardino per il gioco.

«Il nostro asilo nido è parte di un programma di welfare più ampio per garantire il benessere di chi lavora in carcere, stiamo parlando di 480 persone tra polizia penitenziaria e amministrativi – dichiara Massimo Parisi, direttore del carcere – Inizialmente è stato aperto come nido aziendale, ma ci siamo scontrati con la loro diffidenza e le iscrizioni sono state pochissime. Da qui la sfida, cioè quella di aprire il nido al territorio offrendo un servizio alle famiglie in lista d’attesa nelle strutture comunali. C’è voluto del tempo, abbiamo dovuto superare dei pregiudizi, della paure, ma alla fine il territorio ha risposto e sono arrivate tante iscrizioni. Il tassello finale, nei mesi scorsi, quando abbiamo aperto una sezione per detenute mamme con figli. Oggi ci sono anche i loro bambini al nostro nido». Una scommessa vinta, dunque, che si è evoluta in modo differente rispetto ai progetti iniziali, ma che proprio per questo oggi rappresenta un caso unico in Italia.

Ventiquattro bambini, di cui quattro stranieri, due figli di detenute mamme che hanno fatto l’inserimento “al contrario”, cioè sono state le educatrici ad andare dalle mamme (in cella) e dai bambini per farsi conoscere e che ogni mattina vengono accompagnati al nido da operatori o volontari. Dieci figli di agenti di polizia penitenziaria che al mattino arrivano al nido del carcere accompagnati da papà e mamma, quattoridici bambini di famiglie del territorio. Al mattino forse non varcano tutti lo stesso cancello, ma quando superano la porta dell’asilo nido, tolgono le scarpe e infilano le calzine antiscivolo, sono bambini che giocano e crescono insieme senza barriere culturali, senza pregiudizi.