Bollate (Milano), 10 aprile 2017 - Un'altra evasione dal carcere modello di Bollate. La settima da inizio anno. La quinta nell’ultimo mese. Ormai è una moda fra i detenuti che hanno la possibilità - di giorno - di andare a lavorare all’esterno dell’istituto o che, per la loro buona condotta, beneficiano di permessi premio. L’ultimo a sparire nel nulla è un indiano che avrebbe dovuto restare in cella fino al 2023 per omicidio. Ma si stava comportando bene e allora non solo era stato ammesso al lavoro esterno, ma venerdì aveva anche ottenuto un permesso per trascorrere la giornata con la famiglia. Sarebbe dovuto rientrare in cella a Bollate per le 22, invece di lui si sono perse le tracce. È il settimo evaso dalla seconda casa di reclusione di Milano in poco più di tre mesi. "Un trend così negativo non si è mai registrato", denuncia Giuseppe Bolena, segretario regionale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria).

Domenica scorsa altri due reclusi avevano mancato il rientro. Una coppia di romeni ammessi all’attività di volontariato al di fuori del carcere in base all’articolo 21 (che prevede anche il lavoro esterno) alle 19.30 non si sono presentati all’appello. Per uno dei due la libertà è durata pochi giorni: sentendosi braccato, ha preferito presentarsi a un commissariato di Polizia. Del connazionale, invece, non si hanno notizie. Come di un altro detenuto, un italiano già evaso nel luglio scorso e riammesso soltanto a febbraio a riprendere il beneficio dell’occupazione all’esterno del carcere. Un paio di settimane fa ancora un’evasione: un detenuto in permesso premio per andare a Parma e trascorrere una giornata insieme ai familiari che sarebbe dovuto rientrare in cella per le 22.

"Non è certo un periodo fortunato per il carcere di Bollate – è l’amara constatazione del sindacalista – Questo è un record negativo ed è assolutamente necessario che le istituzioni intervengano per ristabilire condizioni in grado di garantire il principio della certezza della pena". Per Bolena è sempre il solito problema: "Questo sta diventando un carcere troppo autoreferenziale, la direzione si preoccupa di non intaccare l’immagine di carcere modello piuttosto che affrontare e risolvere i problemi concreti dell’istituto". Ci sono solo 400 agenti per 1.100 detenuti (fra cui 150 ammessi all’articolo 21):  "Non si può andare avanti così, Bollate sta diventando il trampolino di lancio verso la libertà anticipata. Bisogna intervenire. L’istituzione carcere ha il dovere di completare la propria mission bloccando le evasioni bianche. Lo si deve alla società civile, creditrice verso i detenuti".