Arese (Milano), 6 giugno 2015 - "Per molti anni quando facevo le saldature usavo l’amianto, senza guanti. Lo dovevo sminuzzare, mettere in un contenitore di plastica e fare un impasto con l’acqua, poi quell’impasto lo mettevo sulle saldature per raffreddare la lamiera ed evitare che si rovinasse". È il racconto di Antonio, 64 anni, operaio dell’Alfa Romeo di Arese dal 1979 al 2002. Nei giorni scorsi è stato ascoltato dal giudice della nona sezione penale del Tribunale di Milano, Paola Braggion, nell’ambito del processo contro Paolo Cantarella, amministratore delegato di Fiat Auto tra il 1991 e il 1996, e altri sei ex manager accusati di omicidio colposo plurimo per le morte di 15 operai dell’Alfa Romeo di Arese. Secondo l’accusa, i decessi avvenuti dalla metà degli anni 2000, sarebbero dovuti alla presenza di amianto nello stabilimento.

Antonio, che per molti anni ha lavorato nel reparto dell’assemblaggio, è uno dei testi indicati dal Pm Maurizio Ascione. "Nessuno ci diceva che l’amianto era pericoloso e così per molto tempo quei lavori di saldatura li ho fatti senza misure di sicurezza. Le particelle di amianto finivano anche sulle nostre tute blue che portavamo a casa alle nostre mogli da lavare"L’operaio molti anni fa ha avuto un carcinoma al polmone, "me lo hanno tolto, non so dire se è stata colpa dell’amianto o delle sigarette", conclude. In aula si sono poi succeduti altri lavoratori dello stabilimento aresino. Tra di loro anche Carlo Pariani, dipendente del centro tecnico dal 1974 al 2009 e delegato sindacale della FlmUniti. "Il capannone dove c’era il centro tecnico era in acciaio e pieno d’amianto, la Fiat inizialmente aveva negato la pericolosità e non voleva neppure discutere con i delegati di fabbrica dei problemi di salute che poteva causare - racconta Pariani - poi dopo le nostre lettere e denunce, quelle dell’Asl e dell’ufficio d’igiene, finalmente è stata avviata la bonifica".

In uno dei documenti contenuti nel fascicolo del processo si parla di 24.500 metri quadrati di "amianto floccato", cioè amianto spruzzato sulle travi in acciaio. "Per evitare di spostare tutto il centro tecnico, la Fiat fece la bonifica del capannone un pezzo per volta - conclude l’ex sindacalista - da una parte noi lavoravamo e dall’altra si toglieva l’amianto, chissà cosa abbiamo respirato". La prossima udienza del processo si terrà giovedì 25 giugno.