Arese (Milano), 11 giugno 2016 - Si moriva d’amianto all’Alfa Romeo di Arese, ci si ammalava e moriva di asbetosi, una malattia polmonare causata dall’esposizione «massiccia, duratura e intensa» alle polveri di amianto che negli anni ‘70 e ‘80 erano presenti in quasi tutti i reparti produttivi dello stabilimento. Lo ha detto il pm di Milano, Maurizio Ascione, nell’ambito del processo contro Paolo Cantarella, ex amministratore delegato della Fiat Auto e altri cinque ex manager accusati di omicidio colposo plurimo per le morti di 15 operai che sarebbero stati esposti all’amianto.

Il pm nel corso dell’ultima udienza ha presentato al giudice della nona sezione penale Paola Braggion la documentazione relativa a otto morti: libretti di lavoro, lastre radiografiche e altri documenti per dimostrare che nel reparto carrozzeria dell’Alfa di Arese la quantità di amianto sarebbe stata rilevante. Secondo Ascione, che ha invitato il giudice ad acquisire tutta la documentazione, queste otto morti, come tutte le altre, sarebbero dovute al contesto tutt’altro che igienico in cui lavoravano migliaia di operai. Nel formulare la sua istanza il pm ha sottolineato che l’asbestosi non è una neoplasia ma ha una relazione diretta con l’esposizione alla fibra d’amianto nel reparto carrozzeria, presente nel materiale usato per fabbricare le auto e nelle strutture edilizie dei capannoni.

Sulla relazione tra asbestosi e amianto il pm ha anche proposto l’audizione del primario di pneumologia dell’ospedale di Niguarda Paolo Bulgheroni. L’udienza è stata aggiornata al 23 giugno quando il giudice dovrebbe decidere se ammettere la nuova documentazione come prova contro Fiat Auto. «I nuovi casi di decesso per asbetosi, altri per mesotelioma o malattie professionali riconducibili agli ambienti di lavoro non igienici saranno oggetto di un secondo filone d’inchiesta e di un nuovo processo», ha dichiarato il pm Ascione.

«Sappiamo che presso la Procura di Milano sono state depositate denunce riguardanti altri operai Alfa Romeo morti per amianto - dichiara Corrado Delle Donne, rappresentante sindacale dello Slai Cobas, il sindacato di base ammesso come parte civile nel processo - questi morti e i loro famigliari attendono giustizia». Nel corso dell’ultima udienza, intanto, sono stati ascoltati alcuni periti nominati dalla Fiat che hanno negato la presenza dell’amianto e la relazione tra quelle morti e l’ambiente di lavoro.

«È vergognoso quello che abbiamo sentito in aula in questi mesi, molti ex dirigenti Fiat e tecnici della difesa hanno sminuito o addirittura negato la presenza di amianto all’Alfa Romeo o addirittura tentato di dare la colpa al sistema sanitario che non sa riconoscere le cause delle malattie professionali», conclude Delle Donne.