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Roberta, una vita spezzata sulle strade di sangue

La famiglia non si ferma. "Vogliamo giustizia"

Il 31 ottobre 2008 la 24enne muore in un incidente d'auto, uccisa da un giovane alla guida dopo aver assunto droghe e psicofarmaci. La famiglia, impegnata nel diffondere la tragedia delle vittime della strada, chiede l'omicidio colposo per l'investitore

Roberta Caracci con i genitori il giorno della sua laurea
Roberta Caracci con i genitori il giorno della sua laurea

Arese, 8 novembre 2011 - "Ci saremo anche noi. Per raccontare quello che è successo a Roberta ma soprattutto per chiedere pene più severe per chi si mette alla guida sotto l’effetto di alcol e droghe”. Quando parla di lei, papà Giuseppe, ha la voce che trema ancora. Il 31 ottobre 2008 sua figlia, Roberta Caracci, 24 anni, di Arese, è stata uccisa da un giovane che guidava senza patente e dopo aver assunto un cocktail di cannabis e psicofarmaci. L’ha travolta in macchina in via Ferraris a Ospiate di Bollate.

 

Sono passati tre anni da quel giorno e in attesa di giustizia, la famiglia Caracci non perde occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e lo Stato sulla necessità di mettere fine a queste stragi. Nei mesi scorsi ha firmato la proposta di legge del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, per inserire il reato di “omicidio stradale” e inasprire le pene. Sabato mattina, 12 novembre, parteciperà a Palazzo Marino a Milano, ad un incontro organizzato dall’Associazione Vittime della strada.

 

In questi giorni famigliari e amici hanno ricordato il terzo anniversario di quella tragica morte, “abbiamo ricevuto molte manifestazioni d’affetto, fiori e altri ricordi da chi voleva bene a nostra figlia. Gli amici non ci hanno mai lasciato soli”. La famiglia chiede ancora che sia fatta giustizia per la morte di Roberta. Il Pm, aveva chiesto l’omicidio volontario. In primo grado il giudice ha riconosciuto l’omicidio colposo e chiesto quattro anni e 8 mesi di carcere per l’uomo che ha causato l’incidente mortale. Troppo poco. “Questa non è giustizia”, aggiunge papà Giuseppe. La famiglia ha presentato l’appello e il processo si sposterà in Corte D’Assise.

di Roberta Rampini

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