Milano, 6 ottobre 2017 - Bilanci non approvati o chiusi in extremis, con “buchi” coperti raschiando il fondo del barile, spesso, sacrificando servizi essenziali come i trasporti pubblici, la manutenzione delle strade e degli edifici scolastici. Accorate richieste di risorse al Governo - rimaste inevase - per consentire l’erogazione di tali servizi e tutelare i diritti dei dipendenti, a partire dal pagamento degli stipendi.

È questa la situazione che vivono anche in Lombardia le Province e la Città Metropolitana di Milano, costrette a violare i vincoli di bilancio per sopravvivere. Per questo i dipendenti provinciali (circa 6.400) si sono mobilitati e oggi è previsto uno sciopero generale, con manifestazioni in tutte le città capoluogo per protestare e lanciare l’allarme sulle condizioni delle amministrazioni. Bollate  come “enti inutili”, le Province sono state ridisegnate dalla riforma Delrio del 2014 che le ha trasformate in istituzioni di secondo livello. Il referendum del dicembre 2016 avrebbe dovuto portare a compimento, cancellandole, tale riforma. Ma la vittoria dei no ha stabilizzato una situazione di perdurante precarietà, in termini di competenze e, soprattutto, di fondi. «Mancano le risorse economiche per mantenere i servizi – spiega Franco Berardi, segretario generale Fp Cisl Lombardia – Nella nostra regione alcune attività sono già state chiuse o fortemente ridimensionate, al punto che in alcuni territori è ormai impossibile garantire la manutenzione delle scuole e delle strade».

Il dissesto degli enti locali è ad un passo: «Non si può andare avanti così», sottolinea Berardi. Lo pensa anche Pier Luigi Mottinelli, numero uno della Provincia di Brescia e a capo dell’Upl-Unione delle Province lombarde: «Dopo la bocciatura della riforma – dichiara – occorre uscire dalle ambiguità: le amministrazioni provinciali sono nella Costituzione. Perciò se vengono attribuite loro determinate competenze, bisogna assegnae loro anche i fondi per poter operare». I numeri del resto, parlano chiaro: a livello nazionale, fra il 2013 e il 2017 - il conto è dell’Unione Province d’Italia - la riduzione delle risorse imposta dallo Stato ha raggiunto i 5,2 miliardi di euro e solo in Lombardia è di quasi 1 miliardo. Emblematico il caso della Città Metropolitana di Milano, con oltre 30 precari, addetti ai servizi ambientali e stradali, a casa da inizio ottobre per via del bilancio 2017 non ancora approvato (l’ok al documento contabile è previsto per oggi alle 12,15 a Palazzo Isimbardi). Il sindaco Giuseppe Sala, per rimettere in sesto i conti, ha incontrato il premier Gentiloni e si è detto abbastanza ottimista. Sguardi puntati su Roma, dunque, nella speranza che dal Governo e dalla Legge di stabilità arrivi un segnale positivo.